[FILM] Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug

locandinaIl secondo capitolo de Lo Hobbit, diretto da Peter Jackson, è uscito nelle sale da poco più di una settimana. Era senza dubbio uno dei film più attesi (se non IL film più atteso) dell’anno e finalmente anch’io sono potuto andare a vederlo. Ecco quindi le mie considerazioni in merito.

Inutile dire che anch’io ero hypato abbestia per l’uscita di questo lungometraggio e dopo averlo visto posso tranquillamente dire di essere rimasto molto soddisfatto, seppur meno di quanto mi aspettassi.
Infatti se nel complesso il film mi è decisamente piaciuto ci sono alcune cose che mi hanno fatto storcere un po’ il naso e a causa delle quali ritengo La Desolazione di Smaug un tantino inferiore al suo predecessore.

Prima di tutto trovo che abbia un ritmo eccessivamente lento. “Stiracchiato” rende bene l’idea. La sensazione che ho avuto guardando il film è stata proprio quella che il regista abbia preso il libro di Tolkien e lo abbia stiracchiato fino al limite per poterlo spalmare su tre film da due ore e mezza ciascuno. Il risultato è un incedere flemmatico, con scene tirate troppo per le lunghe e dialoghi talvolta logorroici.

Uno degli aspetti maggiormente criticato dai fan è stato la scelta di inserire elementi e porzioni di storia non presenti nel romanzo originale. Io mi trovo d’accordo solo in minima parte. Infatti queste aggiunte (la maggior parte, almeno) non sono sbucate fuori dal nulla ma fanno parte delle appendici a Il Ritorno del Re scritte dallo stesso Tolkien (tutta la vicenda parallela di Gandalf, per esempio). E’ una scelta che personalmente ho apprezzato perchè conferisce alla vicenda un tono decisamente più epico e ad ampio respiro.
C’è da considerare anche che la storia de Lo Hobbit, così com’è nel libro, è estremamente semplice. Un gruppo di nani parte per riconquistare la propria terra natia, affrontano peripezie durante il viaggio, arrivano a destinazione, battaglia finale, fine. Cinematograficamente parlando, al giorno d’oggi credo che un plot siffatto rischierebbe di risultare un tantino semplicistico per il grande pubblico, pertanto mi sembra più che sensata la decisione di arricchirlo con retroscena del tipo “forze oscure incombenti”, “guerra totale” e “apocalisse imminente”.

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Ci sono però delle cose che proprio non mi sono andate giù e per “cose” intendo dire Legolas e Tauriel. Due dei personaggi più inutili che si siano mai visti nella storia del cinema. No davvero, il loro contributo nell’economia del film è pari a zero. Non fanno NULLA. Nulla di utile o interessante, perlomeno.
Se il primo è stato inserito solamente per farlo venire duro a quelli che nel vederlo salteranno sulla sedia perchè “Oh mio dio, lui è quello che c’era anche nel Signore degli Anelli!!!11!111!!1!!”, la seconda (che tra l’altro non compare in nessuno degli scritti di Tolkien, se la sono inventata di sana pianta) è invece stata inserita per quello che credo sia lo stesso motivo per cui avevano messo Galadriel nel primo film, ovvero la “quota rosa”.
Infatti se avessero rispettato pedissequamente il libro, omettendo dunque queste due donzelle, ci sarebbero stati solamente personaggi maschili. Neanche l’ombra di una fanciulla in tre lungometraggi. Ovviamente però, per le somme leggi non scritte di Hollywood, è impensabile realizzare un film commerciale in cui non vengano rappresentati entrambi i sessi. Hai visto mai che il pubblico femminile si senta discriminato e non vada a sborsare i soldi del biglietto. Ecco dunque, amici miei, la necessità di istituire una “quota rosa”.
Peraltro ad avermi contrariato è stata anche la scelta di assegnare il ruolo dell’elfa ad Evangeline Lilly, che molti… anzi, che tutti ricorderanno per essere stata la Kate Austen di Lost. Ora, avrà pure un bel faccino ma a parer mio non è MINIMAMENTE adatta per la parte. Lo sarebbe se il film le richiedesse di comportarsi come una gatta in calore ma purtroppo non è così. In questo film il suo personaggio dovrebbe essere un elfo, una creatura oltremodo posata e infinitamente saggia. Lei invece sembra proprio una gatta in calore.

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Direttamente collegata è l’altra criticità che ho riscontrato. Sto parlando della miserevole storia d’amore pseudo-triangolare, completamente inutile e del tutto random, tra Kili, Tauriel e Legolas. Anche qua suppongo che dobbiamo ringraziare le magiche leggi del marketing. Mi immagino una conversazione tra Peter Jackson e i produttori:
“Ehi, mettici una bella storia d’amore ne Lo Hobbit”
“Ma non c’è una storia d’amore ne Lo Hobbit”
“Chi se ne frega! Sbatticene dentro una fatta a cazzo, così le ragazzine sono contente”
“Si signore. Ma riguardo a quella cosa di fare tre film anzicchè due, non so se…”
“Ancora con ‘sta storia? Piantala di rompere le palle e va’ a fare il tuo lavoro, barbone!”
“Si signore”
Dev’essere andata più o meno così.

Ma passiamo ora a parlare delle cose belle, che dite?
Innanzitutto bisogna dire che visivamente questo film è qualcosa di semplicemente fantasmagorico! Dalle location, alle scene d’azione, agli effetti speciali, il risultato è un film veramente spettacolare da guardare. E’ vero, viene fatto un uso massiccio della computer grafica. A me personalmente non ha dato più di tanto fastidio, essenzialmente perchè in generale io non sono uno di quelli che vede la cg come il male assoluto. Però riconosco che in un paio di frangenti essa è davvero fin troppo evidente e capisco perfettamente chi ne è rimasto contrariato.
Ho accennato alle scene d’azione. Beh, queste secondo me sono veramente sublimi, sia per la loro messa in scena, a dir poco spettacolare e adrenalinica, sia per la regia chiarissima e mai banale.

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La cosa che però tutti quanti aspettavamo di vedere con maggior ansia era sicuramente Smaug. E vi giuro, quando ho visto come è stato rappresentato il drago in questo film per poco non mi bagnavo le mutande. E’ fighissimo! Tanto esteticamente, in tutta la sua possenza e regalità sottolineate peraltro dalla sapiente regia di Jackson, quanto caratterialmente, laddove ci viene presentato come una creatura infida, astuta e visceralmente crudele. Inoltre nella versione italiana a prestargli la voce è Luca Ward, uno dei miei doppiatori preferiti, che svolge un lavoro secondo me egregio e trovo che la sua voce renda molto bene su questo personaggio.

Venendo al cast in carne e ossa, mi sono piaciuti molto tutti quanti (a parte la Lilly, di cui ho già parlato). Non penso ci sia bisogno di dirlo ma si riconfermano assolutamente perfetti Martin Freeman nel ruolo di Bilbo Baggins e Ian McKellen in quello di Gandalf. Thorin (Richard Armitage) e gli altri nani invece mi hanno convinto ancora di più che nel film precedente, grazie a un lavoro di caratterizzazione e differenziazione maggiore e alla loro sempiterna simpatia di fondo. Una certa importanza è stata data anche al personaggio di Bard l’Arciere, interpretato da Luke Evans, anche lui abbastanza convincente. Da segnalare anche il ritorno di Radagast (Sylvester McCoy), che in questa occasione ricopre un ruolo molto più sobrio e meno macchiettistico che in passato, motivo per il quale la sua interpretazione mi è piaciuta particolarmente. Infine mi è un po’ dispiaciuto che il personaggio del mutapelle Beorn (Mikael Persbrandt) sia stato relegato a una parte tanto piccola e fugace, specialmente perchè nel libro la scena che lo vede protagonista è una delle più divertenti e sarebbe stato bello se gli avessero dato più spazio anche nel film.

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Ed eccoci alfine giunti in fondo a questa mia disamina de Lo Hobbit: La Desolazione di Smaug. Tirando le somme, vale la pena andarlo a vedere? Beh si, secondo me ne vale decisamente la pena. Di certo non è un film perfetto, tutt’altro, però riesce egregiamente a intrattenere, a divertire e anche a stupire. E poi, dopo aver visto il finale vi garantisco che non starete nella pelle dalla voglia di vedere il prossimo e conclusivo capitolo.

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