[FILM] Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate

hobbit-battle-five-armies-bilbo-posterBuonasera a voi, amici e parenti. Sono da poco reduce dalla visione de Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, trasposizione cinematografica delle ultime dieci pagine del libro di Tolkien, e ho pensato: “Perchè non importunare un po’ quei quattro gatti che seguono i miei articoli con le mie considerazioni del tutto randomiche e assolutamente non richieste?” Detto fatto. Buona lettura.

Parto dicendo questo: io ritengo che Lo Hobbit, cinematograficamente parlando, avesse delle grandissime potenzialità, come dimostrato dal bellissimo primo film, che sono però state buttate bellamente nel cesso da alcune scelte di marketing a dir poco discutibili. La prima e più importante di queste, ovviamente, è la scelta di dividere le 400 pagine del libro originale in tre pellicole da quasi due ore e mezza ciascuna. E qual è stato il prevedibile risultato? Esatto, dei film stiracchiati, esageratamente lenti e annacquati con scene dalla dubbia utilità, il cui unico scopo è palesemente quello di allungare il brodo. E’ un problema di cui soffriva già il secondo film e che si ripropone in maniera ancora più accentuata in questo. E’ un film davvero troppo, TROPPO prolisso.
Partendo dal presupposto che non ha quasi una trama, dal momento che erano rimaste appena un’ottantina di pagine del libro originale da cui attingere, la storia è: Smaug devasta la città di Pontelagolungo ma lo fanno fuori dopo due minuti, poi tutti quanti vogliono impadronirsi della Montagna, poi mega-battagliona finale. Fine. Il tutto spalmato su due ore e mezza.

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In questo accattivante contesto il primo tempo passa tra sbadigli e occhiate furtive all’orologio, senza che succeda praticamente nulla. Poi arriva il secondo tempo e qui vorrei avvalermi di un’analogia. Prendete la parmigiana di melanzane. A tutti piace la parmigiana di melanzane, no? Suvvia, a chi non piace la parmigiana di melanzane? Credo che sia una delle pietanze più sublimi di questa terra. Ma immaginate di mangiarne chili e chili ininterrottamente. Oltre a diventare dei barilotti, finireste probabilmente per accasciarvi a terra in uno stato di morte apparente.
Ecco, il buon Jackson ha pensato bene di dedicare il secondo tempo INTERAMENTE alla battaglia finale tra elfi, nani, umani e orchi. Una battaglia bellissima, con scene d’azione adrenaliniche, effetti speciali straordinari, virtuosismi registici di tutto rispetto e panoramiche mozzafiato… per quasi un’ora e dieci. Un’ora e dieci! Madonna santissima, che due palle!!! Non fraintendetemi, io sono il primo che si esalta come un bambino se mi mettete davanti una bella scena di battaglia al cardiopalma, però se dura più di venti minuti francamente mi rompo un po’ le scatole.

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Per carità, è una scelta comprensibile, dato che lo zio Peter ha dovuto fare il possibile con quello che aveva a disposizione, però a mio parere non si è neanche sforzato tantissimo nel mascherare questa spasmodica ricerca della prolissità. Infatti non è solo il ritmo generale della pellicola ad essere lento ma anche proprio il montaggio delle singole scene.
Volete un esempio? Bene. Mettiamo che qualcuno viene ferito a morte da un orco:
– primo piano del ferito incredulo
– primo piano degli amici increduli
– primo piano dell’orco ghignante
– primo piano del ferito dolorante
– primo piano degli amici disperati
– ralenti dell’orco che esulta
– primo piano del ferito
– primo piano degli amici
– primo piano del ferito
– primo piano degli amici
– primo piano di Kili che sorride perchè aveva puntato sull’orco
– primo piano di Fili che piange perchè aveva puntato sull’altro
– ralenti degli altri orchi che applaudono

Thorin sbatte il dito del piede contro uno spigolo?
– primo piano di Thorin dolorante
– primo piano degli amici che vorrebbero ridere ma si trattengono
– primo piano dello spigolo
– primo piano di Thorin
– primo piano degli amici
– primo piano di Thorin
– primo piano degli amici
– ralenti di Thorin che inveisce contro lo spigolo giurando vendetta
– ralenti del corvo appollaiato sul cornicione che chiama tutta la famiglia dicendo: “Venite un po’ a vedere che fa ‘sto demente”

E così discorrendo…

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Un’altra cosa che ha incontrato il mio disappunto è il trattamento riservato ai vari personaggi. Il 90% della pellicola si concentra su Thorin e i suoi compagni nani da una parte e Bard l’arciere dall’altra, relegando tutti gli altri character a ruoli più o meno marginali. Bilbo e Gandalf ci sono, gironzolano un po’, fanno qualcosina, ma il loro peso all’interno della vicenda è molto ridimensionato rispetto al passato. Beninteso, Martin Freeman e Ian McKellen offrono come sempre un’interpretazione eccellente, però purtroppo questa non basta per risollevare le sorti di due personaggi lasciati un po’ a loro stessi. Ritornano Mr. Inutile e Ms. Gatta Morta (aka Legolas e Tauriel), quest’ultima con tanto di miserevole sottotrama amorosa al seguito (a cui, ringraziando gli dei, viene concesso molto meno spazio che nel film precedente). Inutile dire che anche questa volta il loro contributo è pari a zero. Vengono buttati nel calderone anche Saruman, Galadriel, Elrond e Radagast, giusto per ricordarci che stiamo guardando un prequel del Signore degli Anelli e che svaniscono nel nulla con la stessa rapidità con cui sono arrivati. Micro-cameo iper-veloce di Beorn. E poi l’unico ad avermi davvero convinto è stato Thranduil, il re degli elfi interpretato da Lee Pace. E’ l’unico dei comprimari ad avere una parte un po’ più corposa e secondo me l’attore ci regala un’interpretazione davvero ottima, riuscendo a trasmettere alla perfezione l’aura di glaciale fierezza del monarca elfico.

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Oltre a tutto questo c’è poi da dire che il film è stracolmo di scene over the top dall’alto tasso di trashaggine. In questi frangenti, tra spade sparate a mo’ di frecce e cattivoni che sembrano morti ma invece no, la psiche dello spettatore mette in atto un meccanismo di difesa che prevede scoppi di ilarità incontrollata, per controbilanciare agli istinti autolesionisti che tali scene provocano. Poi, quando il pericolo è passato, la mente dello spettatore viene lasciata libera di elaborare le informazioni e allora egli non può far altro che chinare mestamente il capo e prendere coscienza di quell’enorme carnevalata per la quale ha buttato otto euro.

Volendo fare un excursus generale, possiamo dire che quella de Lo Hobbit è una trilogia caratterizzata da un inizio sfavillante, un proseguo tutto sommato buono, seppur inficiato dalle prime avvisaglie di quel cancro chiamato marketing, e da una conclusione che, mi duole ammetterlo, delude profondamente.
Non voglio dire che La Battaglia delle Cinque Armate sia un film brutto. Dopotutto può pur sempre contare su valori produttivi elevati e, come ho detto, nella seconda parte riesce a offrire un grado di adrenalina e spettacolarità davvero ragguardevole. Se andate a vederlo impostando il vostro cervello su OFF, magari in compagnia di qualche amico, dopo esservi scolati diverse lattine di birra, potreste pure trovarlo godibile. Semplicemente ritengo che sia un film inutile, vuoto, che non lascia niente di niente una volta usciti dal cinema.

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Bene, credo di aver concluso. Spero che la mia disamina, per quanto lacunosa possa essere, vi abbia allietati almeno un pochettino e vi sia stata utile.
Ora, col vostro permesso, me ne torno nel mio antro buio a contemplare il mio tesssoro.

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