[FILM] Dredd: La Legge Sono Io

locandinapg1Amici e conoscenti, adoratori degli action movie tamarri e ad alto tasso di testosterone vecchio stampo, quest’oggi vi propongo una recensione molto speciale. Ciò di cui andrò tra breve a parlarvi non è infatti un film uscito da poco nelle sale, bensì una pellicola dei gloriosi anni ’90. Come da titolo, si tratta di Dredd: La Legge Sono Io (Judge Dredd, in originale), adattamento della serie a fumetti di fine anni ’70, uscito nel 1995, diretto da Danny Cannon e con protagonista l’archetipo dell’eroe d’azione anni ’80/’90 per eccellenza, Sylvester Stallone.

Inizio dicendo questo: io non ho mai letto il fumetto e mi sono documentato pochissimo sulla trasposizione cinematografica in questione. L’ho visto per la prima volta un paio di giorni fa e ho potuto dunque approcciarlo completamente libero da qualunque aspettativa, qualunque pregiudizio e qualunque conoscenza pregressa dell’opera originale con cui fare confronti. E devo dire che mi è piaciuto un botto. Ok, lasciatemelo dire: questo film è una figata. Di più: questo film è glorioso!
Dredd è un film d’azione tamarrissimo ed esageratissimo che trasuda anni ’90 da ogni inquadratura. Incarna tutti gli stilemi del genere di quel periodo, come una squisita propensione per l’opulenza estetica che sconfina a tratti nel kitsch e la creazione di un protagonista cazzutissimo e incazzatissimo, stracolmo di muscoli, che passa la maggior parte del tempo a sparare come se non ci fosse un domani e a menare cazzotti. Ecco, se l’immagine che accorre alla vostra mente quando pensate a Sylvester Stallone è quella di un maschione nerboruto con la cannottiera sporca e il fisico scultoreo imperlato di sudore, che tiene in mano un fucilone quasi più grosso di lui e fa piovere proiettili a destra e a manca mentre digrigna i denti… in questo film ne troverete in abbondanza.
Sempre riguardo al buon Sylvy, da notare come la regia sia studiata appositamente per sottolineare costantemente quanto sia figo. Non passano quasi cinque minuti senza che ci venga mostrato Stallone che assume una posa cazzuta, Stallone che fa qualcosa di cazzuto, Stallone che dice una frase a effetto, un primo piano di Stallone che guarda in cagnesco qualcuno, Stallone che si volta drammaticamente verso la telecamera e combinazioni delle precedenti. Tutto questo per ribadire che si, Sylvester Stallone è invero l’uomo più figo mai vissuto.

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Venendo alla trama, ci troviamo in un futuro non meglio specificato (un generico terzo millennio), in cui la guerra nucleare e i mutamenti climatici hanno reso la stragrande maggioranza del mondo un luogo arido e inospitale. Pertanto i pochi abitanti della Terra sopravvissuti si sono ammassati nelle poche megalopoli che ancora riescono a tirare avanti. Questo ha portato a un’impennata clamorosa della criminalità e il conseguente collasso del sistema giudiziario come lo conoscevamo. Per far fronte a questa situazione disperata, viene dunque istituito un nuovo ordine che prevede la presenza di figure istituzionali dette Giudici, che hanno la facoltà di arrestare, giudicare e condannare direttamente i criminali. Il più grande e rispettato di tutti i Giudici è Joseph Dredd (il nostro Sylvester, appunto), la cui dedizione nel far rispettare la legge e punire chi la infrange non ha eguali. La sua carriera esemplare subisce però uno scossone quando viene accusato e arrestato per un crimine che non ha commesso e da questo momento farà tutto ciò che è in suo potere per trovare chi lo ha incastrato e ottenere giustizia.

La sceneggiatura, a parer mio, si dimostra molto efficace. D’accordo, è lineare e parecchio prevedibile. D’accordo, fa un uso smodato di clichè. D’accordo, i personaggi sono degli stereotipi ambulanti. Tuttavia l’ho trovata comunque ben strutturata, per un film di questo genere, oltre al fatto che presenta anche un blando accenno di critica sociale. La vicenda del riscatto personale del protagonista è abbastanza interessante e i vari retroscena vengono svelati poco a poco, fino a comporre il quadro generale, con un andamento che riesce a tenere viva la curiosità dello spettatore. Ha anche una buona gestione del ritmo, incalzante e assolutamente mai noioso.

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Ho accennato in apertura all’opulenza estetica. Si comincia dalle ambientazioni, che risultano anch’esse molto efficaci. Si passa dalle atmosfere distopiche della futuristica città di Mega-City One, che non possono non riportare alla mente il film Blade Runner, alle lande desolate della Terra Maledetta, popolata da individui completamente schizzati, in puro stile Mad Max. Per carità, nulla di originale. Nondimeno le scenografie riescono ad essere suggestive.
Anche gli effetti speciali sono piuttosto all’avanguardia per l’epoca e le scene d’azione, poi, tra inseguimenti su moto volanti ed esplosioni ogni tre per due, risultano esaltanti e ben girate.

Un altro elemento che ho apprezzato sono le musiche, composte da Alan Silvestri, davvero orecchiabili e capaci di accompagnare egregiamente i numerosi momenti adrenalinici che si susseguono nel corso del film. In particolare il tema principale è uno di quelli che ti si piantano nella testa e ti costringono a canticchiarlo in continuazione.

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Passiamo ai personaggi. Come ho detto sono tutti parecchio stereotipati e di certo non eccellono per profondità. D’altro canto da un film ignorante come questo non ci si può certo aspettare nulla di diverso e i vari character risultano comunque funzionali alla vicenda e in linea con il tono generale del film.
Si comincia ovviamente dal protagonista. Ora, ribadisco che non ho letto il fumetto e quindi non so quanto sia fedele alla controparte cartacea. Onestamente però non me ne frega niente. Sylvester Stallone in questo ruolo l’ho adorato. Non cambierei la sua fredda inespressività, le sue espressioni facciali a bocca storta, le sue catch phrases, le sue pose da duro per nessun altro attore sul pianeta.
Abbiamo poi una giovane Diane Lane che interpreta il giudice Hershey, collega e blando interesse sentimentale di Dredd. Molto bella e molto brava, seppure, come già detto, il personaggio non presenti molte sfaccettature.
Il cattivo, Rico, è interpretato da Armand Assante. Sebbene possa risultare un villain un po’ generico, l’attore è riuscito a dargli una caratterizzazione da psicopatico che ho trovato molto convincente. Mi è piaciuto anche il fatto che ci venga mostrato come la perfetta antitesi del nostro eroe. “Io sono il caos”, dice a un certo punto; una ripresa speculare della frase “Io sono la legge” ripetuta più volte da Dredd.
Altri personaggi degni di nota sono il capo del Consiglio dei Giudici Fargo (Max von Sydow), anch’egli reso in maniera più che dignitosa, l’infingardo Giudice Griffin (Jürgen Prochnow), probabilmente il personaggio più piatto di tutti, e Fergee (Rob Schneider), la spalla comica che non sta zitta un secondo e che ti viene voglia di strangolare appena apre bocca.

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In definitiva, cosa possiamo dire di Dredd: La Legge Sono Io? Bè, se cercate un film profondo, introspettivo, che offra interessanti spunti di riflessione sulla vita… lasciate perdere e cercate altrove. Per tutti gli altri, per chi vuole godersi un’ora e mezza di ignoranza assoluta, di azione esagerata, di pacchianerie improponibili e soprattutto di Sylvester Stallone che fa il bullo dall’inizio alla fine.. non perdete tempo e correte a guardarlo.

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