[VIDEOGIOCHI] Castlevania: Symphony of the Night

castlevania-symphony-of-the-nightQuesto articolo nasce da una svista. Vi ricorderete, infatti, della TOP 10 dei miei videogiochi preferiti che ho scritto non molto tempo fa. Bene, solo in seguito mi sono reso conto che tra tutti i titoli da me elencati me ne ero scordato uno fondamentale. Così ho pensato: “Perchè non scriverci un articolo dedicato, per sopperire a questa imperdonabile mancanza?”. Eccovi dunque la mia analisi di un classico videoludico senza tempo, nonché uno dei migliori giochi mai prodotti: Castlevania: Symphony of the Night.

Il gioco, ideato da Koji Igarashi e distribuito da Konami, è uscito nel 1997 per PlayStation e l’anno seguente per Sega Saturn. Rappresentò un’enorme evoluzione all’interno della serie, in quanto abbandonava la struttura “a livelli” dei predecessori, per abbracciarne una “a mondo interconnesso”, diventando uno dei capostipiti del genere metroidvania (difatti il termine stesso è una crasi tra Metroid e Castlevania).

La trama è invero l’elemento meno convincente del titolo e procede in maniera piuttosto banale e lineare dall’inizio alla fine. Qualche anno dopo la sconfitta di Dracula per mano del cacciatore di vampiri Richter Belmont, avvenuta alla fine del capitolo precedente, l’uomo scompare misteriosamente. Poco tempo dopo il castello del signore dei vampiri riappare nel cielo insieme allo stesso Richter, che se ne proclama il nuovo padrone. L’evento induce Alucard, figlio di Dracula, a risvegliarsi dal suo lungo sonno, autoinflittosi tempo addietro, per indagare sulla faccenda e ricacciare ancora una volta il male nell’oblio da cui è emerso.

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Come ho detto, Symphony of the Night è la quintessenza del genere metroidvania. Il castello, impreziosito da un level design di altissima qualità, è disseminato di stanze nascoste e segreti da trovare e si apre sempre di più man mano che si procede nell’avventura e si acquisiscono nuove abilità, un po’ come accade in The Legend of Zelda o, appunto, in Metroid.
Il gameplay è imperniato attorno a una marcata componente RPG. Sconfiggendo i nemici si acquisiscono punti esperienza, grazie ai quali è possibile salire di livello e migliorare le proprie caratteristiche. E’ inoltre presente un nutrito inventario che permette di personalizzare il proprio equipaggiamento, scegliendo tra una vastissima gamma di armi e armature, e di avere accesso a un’altrettanto ampia selezione di oggetti monouso come pozioni eccetera. Questi possono essere ottenuti dai nemici sconfitti, trovati in giro per il castello o anche acquistati da un apposito vendor.
Disseminate nel castello ci sono poi le Reliquie, oggetti particolari che, una volta ottenuti, conferiscono nuove abilità, come il doppio salto o la capacità di trasformarsi in nebbia o in pipistrello. Quattro di queste, tra l’altro, sono dei familiar che, se selezionati (solo uno per volta), accompagnano il protagonista nelle sue peregrinazioni, lo aiutano nei combattimenti e salgono di livello assieme a lui.

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Il sistema di controlli è estremamente intuitivo, con i quattro tasti frontali del pad deputati al salto, all’utilizzo dell’arma o oggetto equipaggiato in ciascuna mano e a uno scatto all’indietro col quale è possibile cavarsi dalle situazioni più spinose. Di conseguenza la navigazione nella mappa e, soprattutto, i combattimenti risultano molto fluidi e soddisfacenti. Non manca nemmeno un sistema di magie, col quale far piovere devastanti incantesimi sui malcapitati, attraverso l’inserimento di una precisa combinazione di tasti.
Vastissima è anche la varietà di nemici che troveremo sul nostro cammino e questi spaziano dagli sfigatissimi zombie che vanno giù con un colpo, alle odiosissime teste di Medusa, ad abomini più imponenti e coriacei. Ovviamente a questi si vanno ad affiancare una serie di riuscitissime boss fight (non tutte obbligatorie), particolarmente epiche e memorabili.

Lo stesso livello qualitativo lo si ritrova anche sul versante tecnico, che può vantare una grafica 2D curatissima e un comparto animazioni per l’epoca veramente strabiliante (basta ammirare i movimenti del mantello di Alucard per averne un’idea).
Il tutto è poi impreziosito da un comparto audio che presenta ottime musiche e un’effettistica di tutto rispetto. Peccato solo per il doppiaggio inglese, che è qualcosa di veramente atroce.

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Bisogna dire, inoltre, che SotN nascondeva al suo interno uno dei segreti più allucinanti mai apparsi in un videogioco. Ora, vi chiedo scusa per lo spoiler ma suvvia, è uscito vent’anni fa; avete avuto abbastanza tempo per scoprirlo per conto vostro. Praticamente, finendo il gioco normalmente si vive soltanto metà dell’intera esperienza che il titolo ha da offrire. Infatti, se prima di affrontare Richter si ottengono determinati oggetti, si fanno determinate azioni e si parla con un determinato personaggio, si potrà poi sbloccare il castello inverso. Lo stesso identico castello che abbiamo esplorato dall’inizio, però sottosopra, con tanto di nemici, boss e oggetti a esso dedicati. Solo in questo modo è possibile raggiungere il vero boss finale e vedere la vera conclusione della vicenda.
Capirete che tutto ciò è qualcosa di assurdo e geniale al tempo stesso. Voglio dire, quale sviluppatore, al giorno d’oggi, nasconderebbe volontariamente il 50% del suo gioco, senza rendere nemmeno chiaro come accedervi? Tanto di cappello a Igarashi e ai suoi, dunque.

Una cosa che bisogna dire (che io non reputo necessariamente un difetto ma per alcuni potrebbe esserlo) è che questo titolo ha una difficoltà piuttosto irrisoria. Certo, si può incappare in qualche picco di difficoltà ma nulla che non possa essere superato in scioltezza con un minimo di tempo passato a livellare. In linea di massima, comunque, il gioco offre talmente tante possibilità di personalizzazione e sviluppo del personaggio che ci si tramuta presto in vere e proprie macchine assassine over powered, davanti alle quali anche il più grosso degli avversari viene triturato in pochi secondi.
La rigiocabilità è però garantita dal fatto che, una volta terminata l’avventura con Alucard, è possibile ricominciarla nei panni di Richter (e solo nella versione Saturn anche nei panni di Maria, una maga amica di Richter). In questo caso la componente RPG viene meno e di conseguenza il gioco diventa decisamente più impegnativo.

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E questo è Castlevania: Symphony of the Night. Un capolavoro. Non ci sono storie, è un capolavoro dei videogiochi; uno dei titoli più influenti degli ultimi vent’anni e uno dei giochi che più mi hanno influenzato nella mia crescita come estimatore di questo medium e che mi ha fatto innamorare dei metroidvania.
Se non lo avete giocato a suo tempo, vi informo che il gioco è stato rilasciato anche su Xbox Live Arcade e PlayStation Network qualche anno fa e vi consiglio vivamente di recuperarlo, perchè Symphony of the Night è uno di quei titoli che chiunque si reputi amante dei videogiochi dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

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