[FILM] Ghost in the Shell

Quando venne annunciato la prima volta un remake americano live action del cult dell’animazione giapponese del 1995, la notizia fu accolta con scetticismo dai fan, sicuri che mai avrebbe potuto rendere giustizia all’originale. Poi vennero rilasciati i vari trailer e improvvisamente le speranze di tutti si riaccesero, poichè l’estetica del film prometteva estrema fedeltà all’opera originale (si, lo so che l’opera originale è il manga di Masamune Shirow ma per semplicità mi riferirò al film del ’95 come tale). Ora la pellicola diretta da Rupert Sanders è finalmente uscita nelle sale e non si è fatta scrupoli a prendere quelle speranze e a farle a pezzi con sadismo.

In un futuro prossimo, i progressi tecnologici hanno portato a una società in cui i miglioramenti cibernetici e i robot guidati da intelligenze artificiali sono diffusi su scala globale. Il più grande risultato nel campo della robotica sono degli ibridi uomo-macchina che prevedono un corpo meccanico (detto shell) guidato però da una mente umana (il ghost). Il Maggiore Mira Killian è proprio una di questi, la prima del suo genere, e fa parte di una task force antiterrorismo denominata Sezione 9, incaricata di fermare un misterioso terrorista in grado di hackerare e piegare alla sua volontà qualunque organismo cibernetico.

E’ vero, il film ricalca molto l’originale, essenzialmente grazie a numerosissimi riferimenti e citazioni, fino ad arrivare a riprodurne pedissequamente in forma live action svariate scene salienti.
Se nei primi minuti questi momenti possono sembrare dei riusciti omaggi al lungometraggio di Mamoru Oshii e riescono a coinvolgere gli estimatori dell’opera originale, è sufficiente proseguire la visione per rendersi conto di come stiano le cose in realtà. Infatti diviene ben presto palese che queste continue strizzate d’occhio al film del ’95 non sono altro che pallidi tentativi di brillare della luce riflessa di un predecessore ben più illustre, saccheggiandone idee a piene mani, e di sviare l’attenzione degli spettatori da quanto vuoto sia in realtà il resto del film.

Ora, generalmente trovo che sia inutile e deleterio concentrarsi troppo sui confronti con l’opera originale, quando si analizza un remake, perchè nella stragrande maggioranza dei casi è chiaramente un confronto impari e si finisce per perdere di vista il nocciolo dell’opera in esame. Tuttavia in questo caso è il regista stesso ad avanzare la pretesa di confrontarsi col film di Oshii, quindi mi sembra semplicemente giusto fare altrettanto.

Il problema fondamentale di questo Ghost in the Shell del 2017 è il generale appiattimento subito, rispetto a quello del 1995. Tanto di trama, quanto di tematiche, quanto di personaggi.
L’originale vantava una storia complessa, che affrontava con estrema competenza il rapporto tra uomo e macchina, offriva spunti di riflessone sulla stessa natura umana e rifletteva su come la volontà dell’uomo trascendesse i limiti della macchina.
Il remake presenta uno scialbo plot da film d’azione americano, dallo sviluppo prevedibile, che fa ricorso a tutti i clichè del genere e in cui i temi salienti del film di Oshii vengono trattati in maniera molto superficiale.

L’originale poteva contare su personaggi sfaccettati, dalla psicologia complessa e spinti da motivazioni definite.
Il remake mette in scena un cast di personaggi piatti, dalla personalità appena abbozzata.
La protagonista, il Maggiore Mira Killian, viene ridotta a classica eroina action monodimensionale che spara ai cattivi e salva la situazione. Certo, hanno tentato di darle un approfondimento maggiore ma la sua backstory e il colpo di scena sul suo passato sono talmente banali da non riuscire a dare spessore al personaggio.
Scarlett Johansson, poi, offre una performance anch’essa piuttosto piatta, quasi svogliata, sebbene bisogna riconoscere che fisicamente ci stia alla perfezione nella parte e vederla in quella tutina aderente color pelle è una gioia per gli occhi.
Inoltre si, le hanno cambiato il nome, conformemente al cambio di etnia da asiatica a caucasica. Onestamente, però, bisogna dire che il modo in cui hanno trattato la questione (e tutte le insipide polemiche di whitewashing) è piuttosto intelligente e risulta essere probabilmente una delle trovate più riuscite del film.

Deludente anche l’antagonista (o meglio, quello che per la maggior parte del film ricopre il ruolo di antagonista), Kuze, che richiama da vicino il Burattinaio (o Signore dei Pupazzi o Puppet Master, chiamatelo come volete) del film originale. Un villain sciapo, dal carisma totalmente assente e dalla backstory trita e ritrita, che banalizza le motivazioni articolate e filosofiche della sua controparte animata con un più banale e immediato desiderio di vendetta.

Tra gli altri, il più degno di nota è il capo della Sezione 9 Daisuke Aramaki, interpretato da quel bell’uomo di Takeshi Kitano, a cui viene dato un ruolo piuttosto attivo nella vicenda e risulta nel complesso convincente.
A parte questo nessuno degli altri membri del cast riesce a brillare, penalizzati da una scrittura troppo piatta che non dà loro modo di esprimersi.

Un elemento positivo del film di Sanders è invece l’atmosfera generale che si respira. Il regista è riuscito a riprodurre l’estetca cyberpunk, marchio di fabbrica del franchise, in maniera piuttosto accattivante. Certo, bisogna comunque sottolineare che questa componente appare molto meno incisiva di quanto lasciassero intendere i trailer ed è caratterizzata da un tono più patinato e meno “deprimente” rispetto al film di Oshii. Nel complesso, però, la resa visiva offerta dalla pellicola non è affatto male.
Senza infamia nè lode la regia che a una performance generale nella media affianca scene d’azione altalenanti; alcune decisamente riuscite (di solito inerenti le scene scoppiazzate dal film del ’95), altre un po’ troppo confusionarie.
Niente di che la colonna sonora che, a parte qualche omaggio all’originale, non risulta affatto memorabile.

Ghost in the Shell è dunque un remake deludente. Un prodotto mediocre, che decide di buttare alle ortiche le ottime potenzialità offerte dal trasporre in forma live action un cult senza tempo della fantascienza nipponica. I rimandi continui e quasi compulsivi all’opera di Mamoru Oshii non sono sufficienti a mascherare i limiti di un film chiaramente mal concepito.

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5 risposte a [FILM] Ghost in the Shell

  1. mikimoz ha detto:

    La cosa bella del cyberpunk di GitS era anche la sensazione di “sporco”. Ricordi la scena d’inseguimento nei quartieri bassi, che finisce in mezzo all’acquitrino?
    Insomma, non c’era nulla di patinato…

    Moz-

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  2. Arcangelo ha detto:

    Non son del tutto d’accordo. Premesso che del film anime ricordo molto poco e ammetto di non esserne esattamente un fan, come film a se tutto sommato ritengo che si possa considerare riuscito. Certo il tema principale e molti altri elementi sono superficiali se non addirittura assenti ma inteso come pure action di fantascienza funziona, un po’ come successo per il film di Kick-Ass che stravolge completamente il senso del fumetto, o Io sono leggenda diversissimo dal romanzo originale. Sia chiaro, non sto assolutamente dicendo che sia un filmone, semplicemente è nella norma. Nei prossimi giorni credo di pubblicare la mia rece.

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    • Marco ha detto:

      Ma infatti come film in sè è mediocre. Oddio, non lo definirei bello ma neppure orribile. Semplicemente mediocre.
      La delusione che mi ha portato a stroncarlo è dovuta più che altro proprio al confronto col film del ’95 (che a me invece piace molto e che ho rivisto giusto la sera prima in preparazione al remake). Confronto che secondo me nel caso specifico è inevitabile, proprio per come il film è strutturato.
      Non nego però che possa risultare una visione comunque piacevole per chi non sia così legato all’opera originale.

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