[FILM] Wonder Woman

E’ inutile negare che quello dei cinefumetti supereroistici sia un genere dominato dagli uomini. Mai finora avevamo avuto una pellicola incentrata su una protagonista femminile (si, sto deliberatamente ignorando l’esistenza di Catwoman ed Elektra e se non avete tendenze masochistiche dovreste farlo anche voi) e, soprattutto, non si è praticamente mai vista una donna alla regia di tali pellicole (mi pare che l’unica eccezione sia stato Punisher: War Zone del 2008).
Con Wonder Woman, film che narra le origini dell’amazzone di casa DC diretto da Patty Jenkins, la Warner Bros. si propone di invertire questa tendenza e aprire la strada a un nuovo filone di film supereroistici dominato dalle fanciulle. E lo fa veramente bene.

La cosa migliore del film, diciamolo subito, è senza ombra di dubbio Wonder Woman stessa. La Diana del film di Patty Jenkins centra in pieno lo spirito del personaggio e si presenta come un modello a cui aspirare, una paladina del bene, forte e determinata, seppure inizialmente un po’ ingenua nei confronti del mondo esterno, che incarna i più alti ideali di giustizia e amore. Inoltre Gal Gadot, se già in Batman v Superman convinceva ma poteva lasciare qualche dubbio circa la capacità di sostenere un’intero film da sola, dimostra di essere assolutamente perfetta per questo ruolo. Forse non è esattamente l’attrice più espressiva che esista ma nondimeno riesce a calarsi alla perfezione nella parte e ad offrire una performance comunque più che soddisfacente. C’è da dire poi -e qui si nota la sensibilità femminile dietro la macchina da presa- che ci viene mostrata sì come una donna sexy e statuaria ma la regista non indugia mai sull’ipersessualizzazione del personaggio. Ne da anzi una visione assolutamente paritaria rispetto ai suoi compagni uomini e ne esalta le eccezionali doti da guerriera relegando il fatto che sia una donna quasi a un elemento di secondo piano.

E’ poi da lodare il fatto che, tra tutti i film del DC Extended Universe usciti finora, questo appaia come il più equilibrato, in cui i vari elementi sono meglio dosati tra loro e che riesce a mantenere un focus preciso dall’inizio alla fine. C’è equilibrio nelle atmosfere, nella contrapposizione tra i toni caldi e solari dell’isola di Themyscira nella prima parte del film e i toni freddi e malsani della città di Londra e dei campi di battaglia nel resto della pellicola. C’è equilibrio nella progressione della vicenda, con un’oculata alternanza tra sequenze d’azione, scene più introspettive o che offrono la possibilità di riflettere sugli orrori della guerra e momenti di humour per stemperare la tensione (un umorismo, peraltro, ben dosato e che non risulta mai eccessivo o irritante).
Inoltre la Warner deve aver capito che la strada del dark e della depressione cronica non pagava e ha pertanto infuso Wonder Woman con una massiccia dose di positività e buoni sentimenti. Nonostante in alcuni punti possa risultare effettivamente un po’ stucchevole, questo cambio di tono ha giovato grandemente al film, dato che in tal modo riesce a veicolare un sentito messaggio di speranza nei confronti della guerra e di un’umanità ormai profondamente corrotta e ad elevare Diana a quel ruolo di protettrice della pace proprio del suo personaggio.
Questo è insomma il film con più cuore che la DC/Warner abbia prodotto negli ultimi anni.

A livello di sceneggiatura, mentirei se negassi che questa presenta qualche ingenuità qua e là. Fondamentalmente il film ha un’impostazione molto “american style“; si capisce lontano un miglio che è stato fatto da americani, per gli americani. Quindi al suo interno troviamo una concezione -per così dire- molto “all’acqua di rosa” della mitologia greca che costituisce il background di Wonder Woman, una rappresentazione della Prima Guerra Mondiale praticamente indistinguibile da come gli americani rappresentano di solito la Seconda, con i tedeschi raffigurati come brutti e cattivi e gli anglosassoni puri e immacolati, quando invece storicamente i motivi dietro alla Grande Guerra rendevano molto meno chiara una distinzione tra “buoni” e “cattivi”. Inoltre è presente anche qualche occasionale leggerezza di sceneggiatura. Nulla di tutto ciò comunque va a minare più di tanto la godibilità dell’opera. Voglio dire, io adoro la mitologia greca come chiunque altro ma onestamente in un blockbuster supereroistico anche chissenefrega se la fedeltà al mito non è assoluta.

Per il resto la sceneggiatura, che segue la classicissima struttura in tre atti, procede in modo estremamente chiaro e lineare, senza particolari guizzi o colpi di scena (a parte uno nel finale, in verità non particolarmente incisivo), risultando però ben strutturata.
Il primo atto si svolge sella rigogliosa isola paradiso di Themyscira ed è probabilmente il più lento dei tre (il film infatti ci mette un po’ ad entrare nel vivo). Nonostante ciò, è comunque piuttosto interessante, perchè offre uno sguardo sulla società delle Amazzoni (che poi non rivedremo più) e dà la possibilità di osservare Diana interagire con le sue sorelle e con la madre Hippolyta prima che diventi l’eroina che è destinata a essere.
Poi si va a Londra e questo è forse il momento più riuscito di tutto il film. Infatti è qui che Diana si scontra per la prima volta col mondo degli uomini, un mondo per lei alieno e che fatica a comprendere. Questo dà adito alla maggior parte delle gag umoristiche presenti nella pellicola (ben dosate e mai fastidiose, come detto all’inizio), oltre che a riflessioni sulla natura umana nate dalla contrapposizione tra la concezione del mondo idealizzata che ha la protagonista e la realtà dei fatti. Sono presenti anche non troppo velate critiche alla condizione delle donne di quel periodo, anch’esse distribuite con intelligenza e mai troppo insistenti.
Nella parte finale, invece, ci si sposta al fronte e si entra nel vivo. E’ qui che è concentrata la maggior parte dell’azione ed è possibile ammirare finalmente l’Amazzone in tutto il suo splendore. C’è di che rimanere estasiati nel guardarla ergersi imperiosa contro i nemici come la cazzutissima guerriera quale è e poi fare loro il culo a destra e a manca con grazia e leggiadria. Ah, che meraviglia!

E dunque parliamo più dettagliatamente delle scene d’azione. Bisogna dire, innanzi tutto, che il film è piuttosto parsimonioso da questo punto di vista e alla fine le sequenze action principali sono solamente tre. Ciò, bisogna ammetterlo, porta ad avere un ritmo generale della pellicola un po’ più dilatato di quanto ci si potrebbe aspettare e questo rischia di rendere la visione a tratti un filino noiosa.
Ad ogni modo, queste sequenze sono per la gran parte registicamente ben realizzate, adrenaliniche e visivamente esaltanti, a parte il fatto che forse la regista esagera un po con la slow motion.
In particolare spicca la seconda, quella nel paesino francese circa a metà film, che riesce a stupire sia per le ottime coreografie che per l’efficace fotografia, con questo contrasto tra i toni grigi e freddi dell’ambiente e la luminescenza gialla del Lazo della Verità che la protagonista fa piroettare in giro per abbattere i nemici. E poi quando parte il fighissimo tema musicale ad accompagnare l’azione su schermo c’è spazio solo per l’esaltazione.
D’altra parte, la meno riuscita è paradossalmente l’ultima, lo scontro finale contro il villain principale, che sulla carta dovrebbe essere il climax della vicenda. Il problema non risiede tanto nella resa su schermo dello scontro in sè. Certo, è un combattimento decisamente più fumettoso e tamarro rispetto alle scene d’azione precedenti ma in quest’ottica riesce comunque a intrattenere. No, il vero problema è proprio il cattivo, il dio della guerra Ares. Il fatto è che, per motivi di trama, compare pochissimo e quindi non viene sviluppato quasi per nulla. Ne consegue che quando compare di punto in bianco nel finale, senza che gli spettatori conoscano praticamente niente di lui (a parte quelle quattro cose dette da altri nel corso del film), non si riesce a sentire il benchè minimo trasporto emotivo durante lo scontro tra lui e Diana e lo scontro stesso ne perde parecchio in pathos. E’ insomma una scena che ottiene l’effetto opposto a quello desiderato, risultando abbastanza anticlimatica.

Diana non è sola nelle sua lotta contro il male. Infatti ad affiancarla troviamo ovviamente quello che nei fumetti è stato fin dall’inizio il suo inseparabile partner, il colonnello Steve Trevor, interpretato da Chris Pine. Anche lui, come la sua collega, è semplicemente perfetto nella parte e riesce a trasmettere al meglio lo charme che ci si aspetta dal suo personaggio. Ha inoltre una visione disillusa del mondo che fa da perfetto contraltare all’ingenua e idealizzata concezione che ne ha la donna, e ciò rende particolarmente interessante l’alchimia che si viene a creare tra i due.
Anche tutti i comprimari che compongono la multietnica compagnia che affianca i due eroi sono abbastanza convincenti. Certo, nel loro caso la caratterizzazione si mantiene molto più sul superficiale ma comunque la Jenkins è stata abile nel riuscire a dare a ognuno di loro delle seppur minime sfaccettature caratteriali e psicologiche.
Come non citare poi Etta Candy (interpretata da Lucy Davis), personaggio simpaticissimo ma sfortunatamente un po’ sottoutilizzato.
Sul fronte dei cattivi, oltre al deludente Ares, è da segnalare la presenza della dottoressa Isabel Maru, aka Dottor Poison, portata sullo schermo da Elena Anaya. Anche lei, in verità, lascia abbastanza a desiderare come antagonista, a causa di una scrittura del personaggio oltremodo piatta e un’interpretazione anch’essa molto anonima.

Per concludere, qualche considerazioni sparsa.
Prima di tutto, mi sarei aspettato molti più riferimenti al resto del DCEU, tipo qualcosina che anticipasse Justice League in uscita a novembre, magari in una scena post-credits (di cui Wonder Woman è del tutto sprovvisto, per cui potete tranquillamente lasciare il cinema una volta iniziati i titoli di coda). Invece niente. E’ vero che la prima e l’ultima scena sono ambientate nel presente ma, a parte un lievissimo collegamento con Batman v Superman, il film si mantiene completamente stand alone.
Una cosa interessante: questa pellicola inaugura la nuova animazione del logo della DC che compare all’inizio di ogni film. E’ davvero figa, perchè ricorda moltissimo la opening della serie animata della Justice League dei primi anni 2000, con dapprima dei primi piani degli eroi principali e poi l’immagine che si allarga per mostrare l’intero roster di personaggi. Compaiono praticamente tutti i personaggi già apparsi nell’universo cinematografico o di cui è stata già annunciata la realizzazione di un film ma si possono notare anche molti altri character decisamente interessanti (per citarne uno su tutti, Atrocitus). Ora, non è ancora chiaro se siano stati messi lì con la precisa intenzione di sfruttarli in futuro o solo come omaggio. Certo è che, se la prima ipotesi dovesse rivelarsi corretta, mamma mia butei, le figate che ci attendono!
Voglio fare poi un piccolo appunto al doppiaggio italiano, per la precisione alla pronuncia di Themyscira. Ora, magari è solo una cosa mia e mi sto impuntando troppo su un nonnulla ma il fatto è che io sono abituato a sentire la pronuncia inglese (approssimativamente /ta-ma-ske-ra/), avendo l’abitudine di guardare le varie serie e film animati in lingua originale. Di conseguenza ogni volta che sentivo qualcuno pronunciarla /te-mi-ʃi-ra/ aveva su di me un effetto tipo unghie sulla lavagna (comunque si, sono andato a cercare su Wikipedia il simbolo fonetico del suono “sc“, rendetevi conto della dedizione). Più o meno lo stesso discorso lo si potrebbe fare per il nome della protagonista però vabè, in quel caso diciamo che la pronuncia all’italiana non mi ha dato poi così fastidio.

Tirando le somme di questa mia disamina, trovo che Wonder Woman sia un film solido. Assolutamente non è perfetto e i suoi difettucci li ha, infatti credo sia esagerato accostarlo a Il Cavaliere Oscuro di Nolan o ritenerlo uno dei migliori cinefumetti mai realizzati (cosa che hanno fatto in parecchi, soprattutto oltreoceano). Rimane comunque il fatto che è una pellicola soddisfacente, equilibrata e realizzata con cognizione di causa che non può non lasciare elettrizzati per il futuro degli eroi DC al cinema.

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8 risposte a [FILM] Wonder Woman

  1. Themoc ha detto:

    Ciao,

    Ma se gli antagonisti sono praticamente assenti per tutto il fim, su cosa l’hanno basata la storia? È l’ambiente maschilista a fare da antagonista alla protagonista e alla risoluzione del conflitto esterno, quindi?

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    • Marco ha detto:

      Bè, diciamo che n realtà è presente una figura che si pone come avversario principale della vicenda, però si, il fronte dei cattivi è piuttosto effimero. Più che altro il fulcro del film è proprio il contrasto tra la visione del mondo idealizzata che ha la protagonista e la cruda realtà dei fatti; il suo tentare in modo sgargiullo di porre fine da sola alla violenza e alla guerra che dilagano, quando in realtà queste sono cose ben radicate nell’animo umano e dunque è impossibile eliminarle del tutto. Almeno fino all’obbligatoria scazzottata finale contro l’obbligatorio villain, che butta un po’ alle ortiche questo concetto.

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  2. wwayne ha detto:

    Punisher: War Zone è un film molto sottovalutato. Su Wonder Woman invece non posso pronunciarmi, perché non l’ho visto: in compenso posso consigliarti un thriller molto bello e adrenalinico che Gal Gadot ha fatto in precedenza, Codice 999. E’ quel genere di film che ti tengono incollato alla sedia dal primo all’ultimo minuto.

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    • Marco ha detto:

      Punisher: War Zone non era affato male, in effetti. Oddio, non era nemmeno un capolavoro ma aveva decisamente il suo perchè. E grazie mille per il suggerimento, lo guarderò 😉

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      • wwayne ha detto:

        Se hai SKY, danno Codice 999 proprio stasera alle 20:05 su SKY Cinema +1. E lo puoi beccare anche domani alle 19:05 su SKY Cinema +24. Grazie a te per la risposta e per i tanti commenti che hai lasciato sul mio blog! 🙂

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  3. Arcangelo ha detto:

    Pienamente d’accordo! Sul villain… io lo avrei proprio evitato, mi sarei fermato prima

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    • Marco ha detto:

      Si, effettivamente avrebbero potuto concluderlo dopo il confronto con Ludendorff e il dialogo tra lei e Steve sul fatto che in realtà non esista un cattivo a cui attribuire la colpa ma la propensione alla guerra è insita nell’animo umano. Sarebbe stato un finale agrodolce, sicuramente più d’impatto

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