[FILM] La Mummia

Io adoro essere un blogger. Adoro riversare le mie considerazioni in merito a un film, un fumetto o quant’altro sulla pagina virtuale del mio blog e condividerle col mondo. Adoro farlo sia quando il prodotto che mi trovo a recensire è meritevole di lodi, sia quando è una ciofeca. Nel primo caso traggo appagamento dall’entusiastico fervore col quale analizzo l’opera in questione per elogiarne i meriti, nel secondo trovo altrettanto appagante individuarne tutti i difetti per stroncarla con commenti caustici e pungenti. Il vero problema sorge quando ho a che fare con un prodotto che non è nè l’uno nè l’altro. Infatti quando un film, fumetto o quant’altro cade nella mediocrità, nell’anonimato, allora anche recensirlo diventa un’operazione che offre ben pochi stimoli. Questo è il caso de La Mummia, film diretto da Alex Kurtzman, uscito recentemente nelle sale.

La pellicola si pone come reboot dei film di Stephen Sommers con Brendan Fraser di fine anni ’90/inizi 2000 (e, se vogliamo, anche della serie classica degli anni ’30) e costituisce il primo tassello del Dark Universe, l’universo condiviso dei mostri classici della Universal. Perchè giustamente, oggi come oggi, se non hai un universo cinematografico condiviso sei uno sfigato.

A onor del vero, la parte iniziale del film non è malaccio e lascia ben sperare per ciò che verrà dopo, grazie a un riuscito equilibrio tra scene d’azione adrenaliniche e dal gusto squisitamente avventuroso (quella dell’aereo vista anche nel trailer è davvero magnifica) e momenti più horror che riescono a trasmettere efficacemente un senso di suspense.
La formula inizia a scricchiolare quando, neanche da metà film, la componente horror viene malamente accantonata per lasciare il posto solamente all’azione sfrenata e agli effetti speciali sparati a mille. Intendiamoci, con questo non voglio dire che le sequenze d’azione siano malfatte. Anzi, sono piuttosto spettacolari e riescono ad intrattenere. E’ solo che questa prevalenza così spudorata della componente action su tutto il resto (indubbiamente imposta dalle supreme leggi del marketing) finisce per appiattire il film e uniformarlo alla mediocrità degli altri millemila blockbuster simili che Hollywood continua a propinarci. Ora, qualcuno potrebbe obiettare che anche i film di Sommers erano caratterizzati da una dose non indifferente di scene adrenaliniche e la componente avventurosa prevaleva anche in quel caso sull’horror. Certamente, ma era il 1999; il mondo era più giovane, noi eravamo più giovani, il pubblico era meno smaliziato nei confronti delle megaproduzioni di Hollywood e i film stessi (soprattutto il primo) svolgevano un lavoro decisamente migliore nell’amalgamare in modo convincente i vari elementi che li componevano, grazie anche al setting degli anni ’20 che dava al tutto un’atmosfera molto più intrigante.
Invece oggi, nel 2017, è entrato in gioco un altro fattore da non trascurare: l’assuefazione. Hollywood ci sta letteralmente bombardando con produzioni dal budget astronomico che fanno a gara a chi ha l’inseguimento più spettacolare, l’esplosione più grossa o il crollo di palazzi più devastante. Ormai il pubblico si è assuefatto a questo genere di cose ed è naturale che pretenda qualcosa di più. Ormai un film, per lasciare il segno, deve essere in grado di offrire qualcosa che lo distingua dalla massa, che non siano l’azione e gli effetti speciali fini a se stessi.

Sfortunatamente La Mummia non riesce a offrirlo e difatti anche il resto della pellicola è caratterizzato da una svogliata mediocrità che si manifesta in particolar modo nella sceneggiatura. Questa infatti  è oltremodo banale e fa ricorso ai più triti clichè che ci si può aspettare, con tanto di artefatto mistico diviso in due parti che se riunite possono risvegliare il male assoluto e bla bla bla…
Inoltre questo film deve svolgere anche la funzione di set up per il Dark Universe che verrà e infatti non mancano elementi che rimandano al contesto più ampio che la Universal sta cominciando a costruire, essenzialmente l’introduzione del dottor Jekyll, un paio di riferimenti visivi ad altri mostri e un finale aperto che presumibilmente si ricollegherà a sviluppi futuri di questo universo. Sono accenni simpatici e potenzialmente interessanti, senonchè appaiono un po’ troppo estemporanei e talvolta poco amalgamati col resto. Mi riferisco in particolar modo al già citato dottor Jekyll, il cui conflitto interiore con la personalità malvagia di mister Hyde e la necessità di far ricorso al siero per tenerla a bada, senza che venga fornita quasi nessuna spiegazione ulteriore, viene inserito in maniera un po’ forzata all’interno della narrazione e dà la sensazione di essere un po’ out of place.

La stessa tendenza alla banalizzazione la si trova anche nei personaggi. Nello specifico il protagonista Nick Morton (interpretato da Tom Cruise) e la coprotagonista femminile Jennifer Halsey (Annabelle Wallis) ricadono appieno entro i confini dello stereotipo degli eroi standard di action movie contemporanei. Hanno dunque la profondità di una pozzanghera, una caratterizzazione appena abbozzata, sono vincolati a un’obbligatoria quanto inconsistente love story e sembrano agire più perchè in balia degli eventi che non perchè spinti da reali motivazioni personali ben definite. Cruise non manca di sfoggiare, anche in quest’occasione, la sua tipica recitazione di default che tira fuori in praticamente ogni singolo film action che lo vede protagonista, mentre la Wallis è talmente priva di carisma che, nonostante il suo screen time sia quasi pari a quello del collega, si finisce quasi per scordarsi della sua presenza.
Decisamente più convincente Russel Crowe nei panni di Jekyll (che viene presentato un po’ come il Nick Fury del Dark Universe), le cui superiori doti attoriali sono palesi e infatti riesce a infondere, solo attraverso la recitazione, una discreta personalità a un personaggio penalizzato anch’esso da una scrittura un po’ superficiale.
E poi non si può non parlare della mummia che dà il titolo al film, la principessa Ahmanet, interpretata da Sofia Boutella. Prima di tutto è azzeccata la scelta di una mummia donna; è un netto ribaltamento dello stereotipo imperante da praticamente ottant’anni che vuole questo tipo di antagonista come appartenente al sesso maschile e costituisce un elemento di novità e modernizzazione della materia piuttosto interessante. Inoltre l’attrice si dimostra a suo agio nella parte e riesce a rappresentare la fredda malvagità della rediviva principessa egizia in maniera soddisfacente. L’unico problema è che viene sfruttata abbastanza male nel corso del film. Per motivi di sceneggiatura (e forse, stando alle voci che girano, anche a causa delle ingerenze dello stesso Tom Cruise) le hanno dato un ruolo per certi versi più defilato rispetto ai “buoni” e certamente rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un film che si intitola La Mummia. In generale, insomma, (ad eccezione di una sola scena) appare come un villain un tantino sottotono e molto meno minaccioso di quanto fosse lecito sperare.

Infine, un ultimo appunto. In realtà non è tanto una critica al film in sè, quanto una piccola riflessione sul Dark Universe nella sua interezza. Perchè l’ambientazione moderna? Si, d’accordo, le supreme leggi del marketing sanciscono che questa è la strada più veloce e sicura per attirare al cinema quanti più spettatori paganti possibile. Però, siamo seri, non sarebbe stato dieci volte più figo avere un universo condiviso di questo tipo ma ambientato verso fine ‘800 o inizi ‘900? Dopotutto, come già accennato, anche i film con Brendan Fraser si svolgevano negli anni ’20 del secolo scorso e proprio l’ambientazione contribuiva al loro fascino avventuroso.

E dunque questo è La Mummia. Non è esattamente un film brutto. Non è propriamente un film bello. E’ un film mediocre. E’ il classico film che guardi quando hai un paio d’ore libere prima di andare coi tuoi amici alla sagra della porchetta e non sai come impiegare il tempo. Il classico film con cui ti trastulli per quell’ora e tre quarti e poi ne archivi il ricordo in un angolino remoto della tua mente a prendere polvere.
Tirando le somme, non si può dire che questo Dark Universe sia iniziato nel più roseo dei modi. E’ pur vero, tuttavia, che siamo ancora solamente al primo film (il prossimo dovrebbe essere The Bride of Frankenstein) e pertanto la Universal ha ancora tempo per correggere il tiro.

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2 Replies to “[FILM] La Mummia”

  1. Io ne ho sentito parlare solo male e ancora non l’ho visto. Forse nemmeno lo vedrò.
    Da quello che dici tu secondo me, a naso, il problema sta nella sceneggiatura piatta. Se la sceneggiatura è fatta male i personaggi ovviamente faranno pena. Di conseguenza il pubblico rigetta la storia: si guarda una storia per i personaggi, non per le mazzate, gli inseguimenti e gli effetti speciali. Quelli sono un contorno piacevole se la storia che fa da base è solida e fatta bene.
    A Hollywood insegnano queste cose agli sceneggiatori, hanno le migliori scuole di storytelling, ma poi, come spiega la sceneggiatrice Linda Seger, la sceneggiatura passa nelle mani di registri che sono perlopiù delle capre ignoranti sul come si costruisce una storia e fanno modifiche a cazzo. Poi ci sono gli attori che dettano le loro condizioni, i problemi di budget, ecc.
    Praticamente secondo la Seger una sceneggiatura buona al 100% arriva sullo schermo buona al 30% circa.
    Nel caso di questo film, a giudicare dalla recensioni che ho letto, la sceneggiatura di base sarà stata pessima e il resto l’ha solo impoverita di più. Sigh.

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