[SERIE TV] Dragon Ball Super – Saga del Sesto Universo

Lo so. Lo so cosa state pensando. State pensando: “Porca miseria ladra, Marco, alla buon’ora!!!”. E avete ragione. Questa recensione sarebbe dovuta uscire mesi e mesi e mesi fa, subito dopo la conclusione della saga in questione su Italia 1 (così come ho fatto per i due precedenti archi narrativi). Invece il tempo è passato, le stagioni sono andate e venute, Italia 1 ha già trasmesso per intero anche la saga di Black Goku e io, da buon maestro procrastinatore quale sono, sono rimasto a crogiolarmi nel mio ozioso torpore, rimandando quotidianamente la scrittura di questo e altri pezzi al giorno successivo. Ed è stato così che un giorno, mentre osservavo dalla finestra, con pigro distacco, le foglie secche che vorticavano nell’aere, trasportate dai gelidi venti invernali, riflettendo sulla caducità della vita, ho improvvisamente realizzato che troppo a lungo mi ero lasciato sopraffare dalla pigrizia e che era arrivato il momento di darsi una svegliata e tornare a concentrarsi sulla scrittura.

Ecco dunque a voi, popolo del web e fan di Dragon Ball di tutte le età, la mia analisi del terzo arco narrativo di Dragon Ball Super, la saga del torneo tra il Sesto e il Settimo universo, che occupa gli episodi dal 28 al 41.

Come di consueto, vi avviso che quest’articolo conterrà un’ingente quantità di spoiler, per cui regolatevi di conseguenza. Io darò per scontato che chi proseguirà nella lettura abbia già visto gli episodi in questione.

Innanzitutto, questa è la prima saga della serie completamente originale, nel senso che non è la trasposizione di alcun film, contrariamente a La Battaglia degli Dei e La Resurrezione di “F”. Ciò ha sicuramente giovato alla serie, che infatti da questo momento si risolleva considerevolmente dalla mediocrità dei due precedenti story arc (che pure non mi erano dispiaciuti ma che avevano dei difetti macroevidenti), riuscendo a raggiungere per la prima volta dei livelli di epicità che, mi espongo a dire, non stonano se confrontati con alcuni dei momenti più esaltanti di Dragon Ball Z.

Non che questo arco narrativo sia privo di difetti, comunque. Ritorna infatti anche in questa istanza quella che è forse la maggiore criticità che la serie si porta appresso fin dall’inizio e per la quale ci conviene metterci il cuore in pace: gli episodi filler e le lungaggini prima di arrivare alla parte interessante. Mi riferisco, ovviamente, alle prime cinque puntate sulle quattordici totali che -tra preparativi del torneo, reclutamento dei combattenti, ricerca delle Super Sfere del Drago, siparietti vari etc etc…- sono piene di roba per lo più superflua che avrebbe potuto benissimo essere riassunta in uno, massimo due episodi e che invece la Toei, nella sua infinita saggezza, ha deciso di diluire ai limiti del tedio per allungare il brodo. Ma, scendendo più nel dettaglio, ecco qualche mia considerazione random.
Partiamo dalle due o tre cosette di questo primo segmento che in realtà non mi sono dispiaciute. I personaggi di Lord Champa e la sua compagna Vados, che in realtà erano già stati introdotti fugacemente in una puntata della saga della Resurrezione di “F”, mi sono piaciuti fin da subito e li considero una gradita aggiunta al cast. E’ vero, sono praticamente una copia di Lord Beerus e Whis, solo più grasso e viziato lui, più sarcastica e pungente lei, però trovo che questa rivalità fraterna un po’ infantile tra i due dèi della distruzione offra una dinamica interessante e tutto sommato inedita all’interno della serie.
Per il resto piccole cose. Scopriamo che Bulma ha una sorella (qua siamo proprio nella retcon più spudorata però via, non mi è dispiaciuto; sono curioso di sapere se tornerà fuori in futuro); c’è un interessante (e anche un po’ inaspettato) riferimento a Ub, che ci ricorda di come la serie dovrà, alla fine, andare a ricollegarsi al finale di Dragon Ball Z; ho apprezzato il ritorno di Jaco, uno dei personaggi più simpatici introdotti in Dragon Ball Super, a cui viene dedicata un’intera puntata insieme a Bulma e viene esplorato il rapporto tra i due; e poi consentitemi di fare una menzione speciale per Goku e Vegeta in versione barbuta, dopo l’allenamento nella Stanza dello Spirito e del Tempo. Priceless.

D’altro canto, ci sono anche vari passaggi dei quali… diciamo che non ho ben compreso il senso.  Innanzi tutto, la motivazione che spinge Beerus e Champa a organizzare il torneo di arti marziali tra il Sesto e il Settimo Universo, ossia che Champa vuole accaparrarsi la Terra del Settimo Universo per poter mangiare tutte le prelibatezze che i terrestri cucinano, è abbastanza ridicola e un motore narrativo piuttosto debole. Lo stesso Goku fa notare che in fondo, anche se dovessero perdere il torneo, non cambierebbe poi molto; verrebbero solo dislocati da un universo a un altro. Per carità, magari è pure coerente con la caratterizzazione che ci viene data degli dèi della distruzione (volubili, che battibeccano per delle quisquiglie, eccetera…) ma sicuramente quando la posta in gioco viene percepita come tanto irrisoria la tensione narrativa ne risente inevitabilmente.
Un’altra perplessità riguarda l’introduzione di Monaka. Intendiamoci, il personaggio in sè non mi dispiace affatto, poichè come comic relief funziona: è piuttosto simpatico e i momenti che lo vedono coinvolto direttamente, giocati tutti sull’equivoco per la sua reale forza, sono piuttosto spassosi. Solo che il modo in cui è stato introdotto mi è parso un po’ forzato: Beerus che lo spaccia come il guerriero più forte dell’universo -quando invece è un semplice fattorino sfigatissimo- al fine di spronare Goku e Vegeta ad allenarsi al massimo delle loro possibilità in vista del torneo. E io mi chiedo: era proprio necessario? Voglio dire, nulla della caratterizzazione dei due Saiyan fa supporre che non avrebbero comunque dato il massimo, sapendo di doversi confrontare con i combattenti più forti di un altro universo, anche senza lo “spauracchio” di Monaka. Dopotutto l’idea del torneo è venuta proprio da loro. E poi, che cavolo, Goku non perde occasione per svignarsela ad allenarsi da Re Kaioh anche quando non v’è nessun motivo apparente per farlo. Insomma, a me sembra che Beerus si sia complicato la vita inutilmente. Però vabè, come ho già detto questo è più che altro un pretesto per dare adito a siparietti leggeri e divertenti, quindi tutto sommato ci può stare.
Infine due parole le vorrei spendere sul trattamento riservato a Majin Bu. A onor del vero, questo è un problema che riguarda Dragon Ball Super nella sua interezza, ossia che gli autori non hanno palesemente la più pallida idea di come gestire questo personaggio e si limitano a relegarlo al ruolo di comparsa, nel migliore dei casi. Nella saga del Sesto Universo troviamo un esempio lampante di ciò, in occasione del “test d’ingresso” voluto da Vegeta per precludere la partecipazione al torneo ai concorrenti troppo stupidi. Ora, capisco che avessero bisogno di una scusa per escludere Majin Bu dal torneo, dato che probabilmente la sua partecipazione avrebbe sbilanciato troppo gli equilibri di forza in favore della squadra del Settimo Universo. Il punto è che non viene squalificato per non aver passato il test, bensì per essersi addormentato nel bel mezzo dello stesso. Quindi a che è servito mettere in piedi ‘sta pantomima dell’esame scritto? Mi riferisco proprio dal punto di vista della sceneggiatura. Se stabilisci un espediente narrativo atto a modificare lo status quo di un personaggio e alla fine tale cambiamento avviene grazie a un espediente totalmente diverso, privo di alcuna correlazione col precedente, qual è il senso? Un po’ lo stesso fato è toccato anche a Gohan però in quel caso la motivazione addotta per la sua rinuncia a partecipare al torneo, sebbene suonasse anch’essa un po’ posticcia, se non altro era coerente con la sua caratterizzazione attuale, da studioso che ha rinunciato al combattimento, e non ha causato pasticci con la struttura narrativa.

Ma tutto ciò non erano che bazzecole e amenità di poco conto; un insipido antipasto sul quale ho speso fin troppe parole. E’ infatti con l’episodio 33, con il suono del gong che sancisce l’inizio del primo incontro del torneo, che la saga entra finalmente nel vivo. E’ da qui che comincia la roba davvero succosa, le mazzate quelle cattive. Incontri 1vs1 in cui i combattenti lottano a oltranza, finchè non vengono sconfitti da un membro della squadra avversaria e rimpiazzati da uno della propria. E così via, fino a che uno dei due schieramenti non rimane senza guerrieri da schierare.
E dunque buttiamoci nel vivo dell’azione e vediamoli uno a uno.

Goku vs. Botamo
Sembrerà contraddittorio, rispetto a quanto ho scritto solo un paio di righe sopra ma in realtà bisogna ammettere che il primo combattimento del torneo è anche il peggiore. Per prima cosa Botamo, il primo dei combattenti del Sesto Universo introdotti in questa saga, è un personaggio atroce. Non solo ha un character design noiosissimo e tra i più banali mai apparsi in tutto il franchise di Dragon Ball ma è anche dotato di una personalità praticamente inesistente, tanto che pronuncerà a stento una decina di parole in tutto.
Inoltre anche lo scontro in sè è molto poco esaltante. Sebbene l’abilità di Botamo di assorbire qualunque colpo ricevuto lo renda virtualmente uno degli avversari più coriacei, ha un punto debole -la difficoltà a rialzarsi una volta caduto a terra- abbastanza ridicolo, individuato il quale Goku riesce a vincere facile facendogli perdere l’equilibrio e buttandolo fuori dal ring. Una risoluzione a dir poco anticlimatica per uno scontro fin troppo breve contro un avversario sciatto.

Goku vs. Frost
Per fortuna nell’arco della stessa puntata abbiamo anche un combattimento nettamente più interessante. A differenza di Botamo, Frost mi è piaciuto moltissimo. E’ la controparte di Freezer ma dotato (almeno per quello che ci viene mostrato al momento) di un’indole diametralmente opposta: gentile, altruista, sportivo con gli avversari, dedito a fermare le guerre del suo universo e benvoluto dai bambini. Ciò crea un effetto spiazzante, se si pensa che il suo alter ego del Settimo Universo, ormai impresso indelebilmente nell’immaginario collettivo dei fan di Dragon Ball, è invece l’individuo più malvagio, meschino e subdolo mai apparso nella serie.
Il combattimento in sè è senz’altro più dinamico del precedente e offre qualche soddisfazione in più. Tuttavia diciamo che non riserva particolari sorprese o momenti particolarmente esaltanti, dato che Goku sembra essere costantemente in vantaggio e pare destinato ad aggiudicarsi un’altra vittoria facile facile. Almeno questo è quello che sembra, perchè proprio sul finire dello scontro -BAM!- il colpo di scena. Goku accusa gli effetti di una “misteriosa tecnica” di Frost (suvvia, a chi vogliono darla a bere, lo abbiamo capito tutti che ha barato), ha un mancamento, Frost ne approfitta per buttarlo fuori dal ring e Goku perde l’incontro. Holy shit, questo si che è stato un twist inaspettato. In effetti già la decisione di farlo combattere per primo mi suscitava qualche dubbio, dato che in teoria lui è il protagonista e il pezzo da novanta del Settimo Universo, quindi era logico supporre che lo avrebbero tenuto in serbo per il climax del torneo. Invece vederlo venire battuto così, già al secondo incontro, è un bel colpo di scena, che rimescola le carte in tavola e mette in chiaro che non c’è nulla di scontato in questo torneo ma, anzi, la partita è più aperta che mai.

Junior vs. Frost
E così, dopo l’eliminazione di Goku, tocca al namecciano prendere il suo posto. Allora, ho letto che molta gente non è rimasta soddisfatta da questo combattimento, perchè a loro dire a Junior non viene dato abbastanza spazio e viene sconfitto senza che abbia avuto la possibilità di fare granchè. Sinceramente però io non mi aspettavo nulla di diverso. Voglio dire, hanno reso chiaro fin da subito -nel breve dialogo tra Goku e Junior, subito prima che questi salisse sul ring- che la differenza di forza tra i due avversari era abissale,  (<Goku, secondo te ho qualche speranza?> <Mmm… No, mi spiace>). Anzi, a me è sembrato che, stando così le cose, Junior se la sia cavata fin troppo bene. Proprio per questo mi è piaciuto quest’incontro: perchè Junior, consapevole di non poter competere con Frost in uno scontro diretto, non si è perso d’animo e ha dato fondo a tutte le sue capacità strategiche per mettere in difficoltà l’avversario ed elaborare tattiche che gli dessero un seppur minimo margine di vantaggio. Certo, alla fine le prende e perde l’incontro (peraltro a causa della stessa “tecnica misteriosa e per nulla irregolare” già utilizzata da Frost contro Goku) ma. per come la vedo io, ne esce a testa alta.
Ma ecco che arriva un altro colpo di scena: grazie all’acutissima vista di Jaco, si scopre che Frost ha vinto entrambi i match barando (what a surprise!), con il minuscolo ago avvelenato impiantato sul dorso della mano, e viene squalificato. Non solo, già che è stato sgamato Frost getta del tutto la maschera e rivela che non è affatto il buon samaritano che ha fatto credere a tutti ma, anzi, è lui che ha scatenato le guerre che si prodiga per fermare, al fine di acquistare i terreni devastati e trarre profitto dalla loro ricostruzione. Insomma, un pezzo di merda, esattamente quanto la sua controparte del Settimo Universo. Ora, anche questa scelta è stata criticata da alcuni, in quanto finisce per banalizzare il personaggio. Capisco le critiche e per certi versi posso anche condividerle. Tuttavia ho apprezzato il sottinteso di questa cosa, cioè il concetto che, non importa in quale universo lo vai a cercare, non troverai mai un Freezer buono. Come a voler intendere che, se c’è una costante nel multiverso, questa è che Freezer e i suoi simili sono la manifestazione fisica del Male.
Alla fine, comunque, il Demone del Freddo non viene squalificato perchè quel gran pezzo di figo di Vegeta, prossimo in ordine di successione per combattere, insiste per volergli dare una sonora lezione con le proprie mani e nè Beerus nè Champa sollevano obiezioni.

Vegeta vs. Frost
Combattimento su cui non c’è molto da dire, dal momento che si risolve nel giro di neanche cinque minuti. Cosa del tutto comprensibile, dato che, arrivati a questo punto, Frost come avversario ha detto già tutto quello che aveva da dire ed è ora di passare oltre. E’ stato comunque interessante osservare la dinamica tra i due combattenti. Da un lato, l’alter ego di Freezer che, ora che tutti conoscono la sua vera natura, inizia a fare lo smargiasso e a parlarsi addosso, arrivando addirittura a proporre di sospendere la regola che vieta l’uccisione dell’avversario. Dall’altro, Vegeta che non si scompone minimamente e -SBAM!- lo scaraventa fuori dal ring con un solo pugno. Giusto per sottolineare, se ce ne fosse bisogno, che il principe dei Saiyan è il più figo di tutti.

Vegeta vs. Magetta
Ok, bisogna ammettere che Magetta, come personaggio, non è esattamente tra i più riusciti Il suo design, per prima cosa, non è particolarmente originale o interessante. Insomma, è una teiera. No, cioè, guardatelo: è una teiera. Mi ha fatto venire in mente quella scena dei Simpson (o era dei Griffin? Si, forse era dei Griffin) in cui Stephen King propone al suo editore l’idea per un nuovo libro e dice: “E a quel punto i due vengono aggrediti da… ehm…” si guarda intorno e afferra la prima cosa che gli capita a tiro “…un mostro-lampada. UUHUUHUUH!”. Ecco, dev’essere stata una situazione analoga quella che ha portato al concepimento di questo personaggio da parte di Akira Toriyama. Ha poi una caratterizzazione praticamente nulla, dal momento che non parla ma si esprime solo con versi metallici, fatta eccezione per il particolare dell’estrema sensibilità che gli fa perdere totalmente lo spirito combattivo se viene insultato (cosa abbastanza out of nowhere ma che tutto sommato ci può stare, nell’ottica di Dragon Ball Super).
Tuttavia devo riconoscere che, quando i due contendenti iniziano a picchiarsi, lo scontro che ne consegue mi è piaciuto molto. Nonostante infatti i dubbi che posso avere sul personaggio in sè, Magetta si è invero dimostrato un combattente pieno di risorse e sorprendentemente in grado di mettere in difficoltà Vegeta. Quello che ne risulta è uno scontro serrato, dinamico e anche molto vario, grazie alle numerose tecniche che il Metal Man mette in campo e che costringono il Saiyan ad adattare continuamente la sua strategia. Nemmeno in questa occasione, poi, ci si scorda di rimarcare la badassery di Vegeta, come quando sprigiona tutta la sua aura per disintegrare la barriera che circonda il ring (momento di pura esaltazione). Alla fine, prevedibilmente, riesce a sconfiggere l’avversario, scoprendo per puro caso la debolezza “emozionale” di quest’ultimo (cosa che non viene percepita come una scappatoia o un deus ex machina, perchè a questo punto è palese che sarebbe riuscito comunque a buttarlo fuori dal ring).

Vegeta vs. Cabba
Ecco, ci siamo. Quest’incontro, lasciatemelo dire, è il mio momento che coinvolge Vegeta preferito in tutto Dragon Ball Super. Non perchè sia un combattimento particolarmente esaltante. Anzi, Cabba è un avversario decisamente scarso, se paragonato al nostro taciturno beniamino, e infatti perde malamente. No, il motivo per cui apprezzo così tanto questo confronto è che in una sola puntata abbiamo più character development che nelle due saghe precedenti. In effetti, fin dai tempi di Dragon Ball Z Vegeta è stato probabilmente il personaggio con il character arc più completo e coinvolgente. Ora, in Dragon Ball Super, lo vediamo compiere un ulteriore passo nella sua evoluzione, che lo porta a ricoprire un ruolo per lui ancora inedito: quello di maestro. E’ infatti la prima volta che lo vediamo prendere a cuore le sorti di qualcuno che non sia se stesso o un suo familiare e prodigarsi per aiutarlo a migliorarsi, in quella che potremmo appunto definire come una forma embrionale di dinamica mentore/discepolo. Certo, lo fa nel suo solito modo brusco e senza mezze misure -pur di spronare Cabba ad arrabbiarsi e a liberare tutto il suo potenziale arriva a pestarlo a sangue e a minacciare di morte tutta la sua famiglia (dicesi “terapia d’urto”)- ma quando alla fine il ragazzo capisce il reale intento di Vegeta gli è riconoscente per la preziosa lezione impartitagli e tra i due si instaura un rapporto di stima e rispetto. Particolarmente emblematico è il dialogo che intrattengono subito dopo la conclusione del match. Cabba promette a Vegeta che avrebbe continuato ad allenarsi e che quando si fossero rivisti sarebbe diventato forte quanto lui. Al che Vegeta ha un moto di disapprovazione e Cabba si scusa, realizzando mestamente che ciò sarebbe stato impossibile. E allora Vegeta gli risponde “No, devi diventare PIU’ forte”. Un’affermazione lapidaria, che fa affiorare lacrime di commozione e gratitudine negli occhi del giovane e ci fa immediatamente capire che il fiero principe dei Saiyan si è definitivamente lasciato alle spalle l’orgoglio e l’egoistico desiderio di essere il numero uno che per troppo tempo hanno guidato le sue azioni.
Lo ribadisco, la puntata in cui avviene tutto ciò è a mio parere uno dei momenti più alti finora raggiunti da Dragon Ball Super ed è la dimostrazione che sì, l’azione e le botte ignoranti ci piacciono e sono il cardine della serie ma ogni tanto alcune delle soddisfazioni maggiori arrivano proprio da quei momenti più introspettivi, votati allo sviluppo dei rapporti interpersonali a all’approfondimento psicologico. E inoltre è anche la dimostrazione di una cosa che sostengo fin dall’inizio, ossia che in DBS Vegeta sia un personaggio molto più interessante e molto meglio scritto rispetto a Goku, la cui caratterizzazione si è ormai arenata su quella del buontempone un po’ tonto.
Ad ogni modo, Vegeta si aggiudica anche questo incontro e si prepara ad affrontare l’ultimo combattente rimasto della squadra del Sesto Universo.

Vegeta vs. Hit
Anche qua non c’è tantissimo da dire, dato che purtroppo, com’era prevedibile, è arrivato anche per Vegeta il momento di soccombere contro un avversario a lui superiore. Infatti, dopo aver inanellato più vittorie di chiunque altro, il nostro principe dei Saiyan non è in grado di contrastare la micidiale tecnica del salto temporale di Hit e finisce al tappeto in quattro e quattr’otto. Ma chissenefrega. Vegeta per me è il vincitore morale del torneo e poche storie; sfido chi non è d’accordo a venirmelo a dire in faccia.
Comunque questo ci da l’opportunità di parlare di Hit, il più forte combattente del Sesto Universo. Anche lui mi è piaciuto molto. Il design, longilineo e con questa specie di impermeabile “alla Matrix”, è molto figo (se si chiude un occhio sulla capoccia a forma di natiche) e anche la sua caratterizzazione trovo che sia decisamente riuscita. Il fatto che sia un sicario freddo, riflessivo e letale gli da un’aura di mistero molto accattivante. E poi quella del salto temporale è una tecnica decisamente originale per gli standard a cui ci ha abituato Dragon Ball e che anche visivamente è stata resa in maniera interessante.
Ad ogni modo, la sconfitta costringe Vegeta a lasciare il posto a Goku (riammesso nel torneo a causa dell’irregolarità compiuta da Frost per batterlo) e possiamo finalmente assistere allo scontro tra titani che tutti aspettavano.

Goku vs. Hit
E siamo giunti al main event, lo spettacolare climax del torneo,  lo scontro decisivo tra i due colossi del Sesto e del Settimo Universo. Ed è un combattimento sublime, che ripaga alla grandissima le aspettative e anche di più. E’ essenzialmente un crescendo di epicità, dall’inizio calmo in cui Goku e Hit si studiano, passando per una parte centrale in cui l’azione si fa serratissima e i due avversari iniziano ad accrescere esponenzialmente la propria potenza, fino ad arrivare a una conclusione che è l’apoteosi della spettacolarità e in cui la tensione è alle stelle. Credo di poter dire che questo sia il miglior combattimento che DBS ci abbia regalato in tutti i suoi primi quarantuno episodi.
Da lodare soprattutto il fatto che Goku, per una volta -e questa volta soltanto, ahimè-, riesce a smarcarsi da quella caratterizzazione da idiota che gli hanno appioppato e si dimostra anzi particolarmente astuto nel riuscire ad anticipare i salti temporali dell’avversario e a pararne i colpi. Peraltro, ci tengo a far notare che se riesce a fare ciò è solo grazie al fatto che aveva avuto la possibilità di osservare lo scontro di Vegeta, potendo dunque preparare preventivamente una strategia. Perciò possiamo dire che Vegeta si è dimostrato fondamentale anche nella sconfitta. Perchè lui è un figo.
Comunque, come detto ciò da adito a uno scontro dinamico, pieno di colpi di scena e che trova nella parte finale il suo momento più alto e adrenalinico. Infatti quando Goku sfodera la sua tecnica segreta, ossia l’utilizzo del Kaioken in combinazione col Super Saiyan Blue, e poi scaglia l’Onda Energetica finale contro Hit e poi, quando questo sta per schivarla, si lancia contro di lui per il colpo decisivo, con la canzone della sigla che parte in sottofondo, i due avversari che urlano l’uno contro l’altro e tutto che esplode intorno a loro per la furia dello scontro, uno non può far altro che abbandonare ogni dignità e mettersi a gridare contro il televisore agitando le braccia al cielo, in preda a un’esaltazione selvaggia (si, è ciò che ho fatto io; grazie agli dèi non mi ha visto nessuno).
Ma alla fine, altro colpo di scena, Goku perde anche stavolta. Certo, i due erano in una condizione di stallo e il Saiyan si autoelimina saltando fuori dal ring, frustrato dal fatto che le restrizioni del torneo non avrebbero permesso nè a lui nè a Hit di esprimere il loro pieno potenziale e rimandando il loro confronto a un altro momento, but still. E comunque, anche se avessero continuato, dubito che Goku avrebbe potuto vincere, dato che il Super Saiyan Blue Kaioken è una tecnica a cui non era ancora pienamente abituato e che non sarebbe riuscito a sostenere ancora a lungo.

Monaka vs. Hit
Con tutti gli altri guerrieri eliminati, al Settimo Universo non resta che schierare l’ultimo rimasto, l’inutile e scarsissimo Monaka che, ricordiamolo, si trova al torneo solo come incentivo per Goku e Vegeta e a cui Beerus aveva assicurato che non avrebbe dovuto combattere. Anche su questo “combattimento” non c’è praticamente nulla da dire. E’ stato comunque divertente vedere ‘sto tappetto rosa, spaurito e impacciato, che si ritrova suo malgrado di fronte a questo energumeno arcigno e strapotente che potrebbe spazzarlo via con un mignolo. Così come vedere Hit che, compresa la reale potenza di Monaka, decide di restituire a Goku il favore per averlo lasciato vincere e finge di venire scaraventato fuori dal ring dal pugnetto dell’avversario.

E così il torneo di arti marziali giunge al termine e la squadra del Settimo Universo si aggiudica la vittoria. Yeeeah! Festa grande! Baci, abbracci e complimentoni a tutti!
Ad ogni modo, l’ultima puntata della saga è dedicata al “dopo-torneo” ed è un episodio decisamente più rilassato e su cui non vale la pena soffermarsi troppo ma che offre comunque un paio di spunti interessanti. In primo luogo abbiamo l’introduzione di Zeno, il re di tutti gli universi (che evidentemente ha fatto carriera da quando era patrono di Verona; vabbè, battutaccia). Il personaggio ci sta, è in linea con la deriva più leggera e kids friendly intrapresa da Dragon Ball Super, rispetto alle serie precedenti, giocato sul contrasto tra un’apparenza infantile, tanto di aspetto quanto di indole, e il fatto che in realtà sia l’essere più potente del creato. Soprattutto, però, ha catturato la mia curiosità quando ha promesso a Goku che avrebbe organizzato un torneo tra tutti e dodici gli universi. Si riferisce ovviamente al Torneo Del Potere, la cui saga sta per concludersi in Giappone e che non vedo l’ora arrivi sui teleschermi nostrani.
E poi vengono utilizzate le Super Sfere del Drago. Devo dire che l’introduzione di queste nuove sfere grandi quanto pianeti non mi ha convinto totalmente. Mi sono sembrate un plot device un po’ arbitrario, tirato fuori dal nulla solo per convenienza. Nonostante ciò, mi è piaciuto com’è stato reso il mega dragone che viene evocato da esse, che con un immane slancio di fantasia hanno deciso di chiamare Super Shenron. Ha un design davvero maestoso, tutto dorato e con le ali spiegate, e poi è affascinante l’idea che sia enorme oltre ogni concezione, quanto l’intero universo, addirittura (o comunque quanto diverse decine di galassie).
E bon, con questo si conclude la Saga del Sesto Universo.  Il torneo è vinto, si torna a casa e vissero tutti felici e contenti.

Per dovere di cronaca devo citare anche i cinque episodi filler (dal 42 al 46) che fanno da intermezzo tra questa saga e la successiva e che hanno costituito la conclusione del secondo blocco di episodi trasmessi da Italia 1. Rappresentano il nulla cosmico e pertanto non ho intenzione di spenderci più di qualche parola.
A essere del tutto onesto, il primo di essi, in cui Beerus è costretto a travestirsi da Monaka per non far scoprire a Goku di avergli mentito sulla sua reale forza, non mi è nemmeno dispiaciuto così tanto. E’ un episodio assolutamente leggero e irrilevante nello schema generale della serie, però come siparietto comico circostanziato funziona abbastanza bene, riuscendo a creare situazioni divertenti che mi hanno strappato più di un sorriso. In generale possiamo dire che è il meno peggio dei cinque.
Poi c’è l’episodio con Pan che inizia a svolazzare in giro e con la banda di Pilaf che fa le sue birichinate. Non ho nessun commento da fare in merito, se non che mi sono ritrovato a sbadigliare per la maggior parte dei ventidue minuti della sua durata.
Infine stendiamo un velo pietoso sul mini arco narrativo in tre parti che chiude la carrellata, il quale, a parte l’evidente pigrizia degli autori in fase di scrittura (denotata da una sceneggiatura scontata e avversari ridicoli) è riuscito, in una sola scena, a risucchiare tutta la dignità da quel gran personaggio che è Vegeta e a buttarla indebitamente nel cesso. E questo appena poche puntate dopo averlo visto spaccare culi al torneo. Per carità, non fatemici neanche pensare, chè potrei diventare villano.. Toh, vi metto l’immagine qua sotto, nel caso voleste farvi del male.

Ecco, siamo giunti alla fine della nostra disamina. Se siete arrivati fin qui… bè, vi compatisco, perchè vuol dire che nella vita non avete nulla di meglio da fare che non sia perdere tempo a leggere le farneticazioni di un nerd, più vicino ai 30 che ai 20, in merito a un cartone animato per ragazzini i cui personaggi si chiamano come degli alimenti. Abbracciamoci e condividiamo il disagio.
No, vabbè, sto scherzando; vi voglio bene.
Ma adesso gioiamo, perchè la prossima sarà la Saga di Trunks del Futuro (o di Black Goku, se preferite), che ovviamente ho già visto e sulla quale ci sono parecchie cose succulente di cui disquisire. Spero solo di non far passare altri ventordici mesi prima di scriverne. Voi comunque aspettate fiduciosi.

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