[SERIE TV] Dragon Ball Super – Saga di Trunks del Futuro

E niente, non ce la faccio proprio a stare dentro tempistiche accettabili con queste recensioni di Dragon Ball Super. Ogni volta mi riprometto di far uscire la successiva con più celerità e puntualmente ogni volta finiscono per passare mille mesi prima che mi decida effettivamente a farlo. Ma sto divagando.
Quel che conta è che siamo finalmente qui, siore e siori, con nientepopodimeno che il quarto arco narrativo di Dragon Ball Super (trovate le recensioni dei precedenti qui), vale a dire quello di Trunks del Futuro, Zamasu, Black Goku e tutte quelle cose fighe lì. E cose fighe ce ne sono eccome. Anzi, questa saga (che va dall’episodio 47 al 67) la ritengo a mani basse la migliore fino a questo momento. Almeno presa nel suo complesso, perchè a essere onesti nemmeno lei è priva di difetti.

As usual, non mi tratterrò dal fare spoiler, per cui procedete nella lettura a vostro rischio e pericolo.

La saga parte subito in quarta, infatti le prime puntate sono molto efficaci nel catturare l’interesse dello spettatore e nel delineare l’entità della nuova minaccia che i nostri eroi si troveranno ad affrontare.
A parte il fatto che Mirai Trunks è da sempre uno dei personaggi più fighi e amati di tutto Dragon Ball, fin dai tempi della serie Z, per cui trovarlo nuovamente al centro della vicenda è già di per sè motivo di euforia. Ma poi tutta la parte iniziale ambientata nel futuro (a parte le scene filler di Goku e Junior che arano i campi nel presente che vabbè, ne avrei fatto a meno), con lui che tenta di contrastare il nuovo, misterioso nemico che ha devastato il mondo, insieme a quel che resta della resistenza umana, è molto figa e molto incisiva nel mostrare quanto disperata sia la situazione, quanto implacabile sia questo misterioso figuro e quanto impotente sia il giovane Saiyan, nonostante i suoi sforzi (tremendo in questo senso il momento dell’uccisione di Bulma, con il figlio che non può far altro che guardare). Certo, ho trovato solo un po’ ingenuotto, a livello registico, il modo in cui hanno cercato di tenere celata fino all’ultimo l’identità del cattivone, con queste onnipresenti volute di fumo dal comportamento alquanto bizzarro, che sembrano avere una volontà propria per come riuscono a cingere la sua figura, lasciando perfettamente visibile ciò che si trova nelle immediate vicinanze (tipo, per l’appunto, la scena in cui afferra Bulma). Ad ogni modo, alla fine il fumo si dirada e -DAN DAN DAAAN!- si tratta di Goku. O meglio, Black Goku (o Goku Black, se preferite). Ora, se non fosse che me lo ero già ampiamente spoilerato dalla programmazione giapponese (io ho seguito solo quella italiana ma si sa, “the internet is dark and full of spoilers”), preso in sè e per sè questo è un gran pezzo di colpo di scena. Ok, era abbastanza ovvio non si trattasse del vero Goku e che dovesse esserci qualche macchinazione sotto ma nondimeno è una svolta interessante e anche innovativa all’interno della serie, dato che fin’ora l’idea di un Goku cattivo come villain non era mai stata esplorata (a mano di non andare a cercare tra qualche fan manga, tipo se non erro dovrebbe essercene uno intitolato Dragon Ball After, basato su presupposti simili). Inoltre personalmente è una scelta che ho apprezzato in modo particolare, perchè quello dei doppelganger malvagi è un espediente narrativo che mi intriga sempre parecchio.

Poi Trunks torna nel passato con la macchina del tempo per chiedere l’aiuto di Goku e compagni e anche qui la narrazione si mantiene su buoni livelli, almeno nei primi momenti. Vederlo interagire nuovamente con i suoi vecchi amici, con i genitori e anche con il sè stesso bambino è interessante e riesce a toccare le corde della nostalgia per tutti i fan di Dragon Ball Z che hanno amato il suo personaggio nella saga di Cell.
In questa prima parte sono riusciti anche a gestire con oculatezza il ritmo. Infatti, proprio quando sembra che questo stia cominciando a dilatarsi, l’improvvisa apparizione di Black, che ha inseguito Tranks dal futuro grazie alla faglia temporale, fa salire nuovamente la tensione. Ne segue un primo scontro tra Goku e Black Goku davvero ben fatto, dinamico, che non lesina sulle botte che si scambiano i due avversari e permette di dare un primo, gustoso assaggio a ciò che ci attende nel resto della saga.

È però subito dopo il combattimento, una volta che Black viene risucchiato nuovamente nel futuro, che l’impianto narrativo inizia a mostrare qualche debolezza. Fondamentalmente il problema è che ventun puntate sono troppe per la storia che si vuole raccontare e di conseguenza questa viene diluita eccessivamente, portando ad avere una continua alternanza tra momenti fighissimi, densi di adrenalina, che fanno progredire la vicenda e altri di totale piattezza, in cui il ritmo cala a tal punto da diventare soporifero.
Le cinque puntate che seguono rientrano proprio in quest’ultima categoria. Tra le turbe amorose della Mai bambina, la visita alla famigliola felice di Gohan e Zeno che convoca Goku per giocare (scena che per altro assolve al solo scopo di porre le basi per il deus ex machina nel finale) sono episodi filler, per lo più superflui e le cui sole cose degne di nota ai fini della trama o dello sviluppo dei personaggi avrebbero potuto essere concentrate in non più di due puntate.
Si perchè, a onor del vero, qualcosa di interessante c’è anche qui. In primo luogo è molto efficace il modo in cui viene delineato il rapporto tra Trunks e suo padre Vegeta. Ora, se avete letto le mie precedenti recensioni lo sapete: Vegeta trovo che sia il personaggio meglio scritto di tutto Dragon Ball Super e quello gestito meglio a livello di caratterizzazione. Se ne ha una dimostrazione anche in questo frangente, quando decide di allenarsi col figlio in preparazione al viaggio nel futuro. È un personaggio scorbutico, oltremodo orgoglioso e per nulla avvezzo alle smancerie ma allo stesso tempo è palese l’enorme affetto che provi per il figlio. Quindi lo dimostra nel solo modo congruo alla sua personalità: urlandogli contro e prendendolo a pugni per spronarlo a diventare più forte. Una terapia d’urto il cui messaggio viene però infine recepito dal ragazzo che ne esce forte di una nuova risolutezza e colmo di silente gratitudine verso il genitore. Un bel momento, non c’è che dire.
Di per sè anche il momento che Trunks condivide con Gohan e la sua famiglia sarebbe interessante in termini di character development, con lui che fatica a riconoscere in quel ragazzo spensierato e dedito allo studio il mentore che lo aveva addestrato nel futuro, per poi trovare proprio in quella serenità quotidiana una ragione per continuare a combattere. Solo che un intero episodio dedicato unicamente a questo è un pelo eccessivo e dopo venti minuti di scenette di vita quotidiana carine e pucciose uno si rompe anche un po’ le balle.

E poi, naturalmente, abbiamo l’introduzione del cattivo della saga: Zamasu. E dunque direi che è il caso di fare una piccola digressione per parlare di lui a livello generale.
Diciamolo subito: è strepitoso. Stavolta la Toei ha fatto davvero un centro perfetto con la scelta del villain. In buona sostanza, non c’è un solo aspetto di Zamasu che non mi sia piaciuto. Anzi, mi espongo dicendo che lo reputo uno dei migliori cattivi mai apparsi in tutto il franchise, alla pari di Freezer in Dragon Ball Z. Tra l’altro, se non vado errato, Zamasu e l’arco narrativo in generale sono stati un’idea proprio dei capoccia della Toei Animation, più che di Toriyama, e questo dimostra che non sempre le ingerenze degli studios sono il male assoluto.
Ad ogni modo, questo villain colpisce in primo luogo per un character design semplice ma piuttosto ispirato nella sua forma base, sia come aspetto che per l’efficace composizione cromatica con cui si presenta. È dotato inoltre di una caratterizzazione psicologica e caratteriale un po’ più approfondita rispetto alla media dei nemici affrontati solitamente da Goku e compagni, così come meglio delineate sono le motivazioni che lo spingono ad agire. Per carità, non dico che il desiderio di sterminare tutti i mortali perchè ritenuti creature inferiori sia una novità in senso assoluto ma contestualmente a Dragon Ball, dove raramente le motivazioni degli antagonisti vanno oltre il semplice <Sono cattivo, quindi spacco tutto>, si tratta di una variazione sul tema apprezzabile. Anche perchè in questo caso ci viene effettivamente mostrata la sua evoluzione psicologica, con le sue convinzioni radicali che prendono forma poco a poco nel corso delle puntate, fino ad arrivare all’attuazione del suo folle piano. Questo ovviamente lo rende un cattivo molto più credibile agli occhi dello spettatore, rispetto ai soliti avversari già fatti e finiti a cui Dragon Ball ci ha abituati. Molto efficace, da questo punto di vista, la metafora del tè, che appare limpido se chi lo prepara ha il cuore in pace e si intorbidisce man mano che questi viene assillato dai dubbi. E poi vabè, le sue macchinazioni che prevedono di scambiarsi di corpo con Goku, portando alla creazione di Black Goku, come dicevo all’inizio portano una ventata di originalità all’interno della serie. Peraltro sono riusciti a gestire molto bene il mistero riguardante la vera identità di Black, anche quando la scena si sposta nel futuro con l’introduzione, attraverso un po’ di “wibbly-wobbly, timey wimey”, del secondo Zamasu appartenente alla linea temporale di Trunks che confonde ulteriormente le carte in tavola.

E appunto, arriviamo finalmente alla parte davvero cazzuta; Trunks, Goku e Vegeta arrivano nel futuro con la macchina del tempo e si accingono ad affrontare il nemico. Ora, posto che il problema del ritmo incostante di cui parlavo continua a presentarsi imperterrito, in corrispondenza delle due ritirate strategiche nel passato per leccarsi le ferite dello scontro e per farsi insegnare la Mafuba dal Genio delle Tartarughe, che fanno un po’ ammosciare un flusso narrativo altrimenti tesissimo, tutta questa parte nel futuro è invero una figata allucinante. A parte un ritmo elevatissimo e combattimenti talmente spettacolari e dinamici da rischiare un infarto al solo guardarli, sono talmente tante le cose fighe che si susseguono una dietro l’altra che diventa complicato sviscerarle tutte quante in un discorso strutturato. Per cui mi limiterò a elencarle e a dire brevemente le mie impressioni a riguardo (e so già che finirò per lasciarmi andare a sproloqui da fanboy ma va bene così, è il suo bello).

Cosa figa #1: il Super Saiyan Rosè. Vi dirò, inizialmente non ero molto convinto da questa trasformazione di Black Goku, corrispondente al Super Saiyan Blue per i Saiyan il cui corpo è stato posseduto da un essere divino (anche se questa cosa viene spiegata solo nel manga, non nell’anime). Voglio dire, un Super Saiyan coi capelli rosa? Ma che ca-? Invece, vedendolo in azione, devo dire che l’effetto generale non è affatto male. Anzi, è proprio figo per come si presenta.
Cosa figa #2: il Super Saiyan Rage. Mettiamo le mani avanti: questa trasformazione raggiunta da Trunks non ha alcun senso. Sarebbe in pratica uno stadio intermedio tra il Super Saiyan e il Super Saiyan Blue, un SSJ che attinge parzialmente all’energia del SSJB. O una roba di questo tipo. Quindi si, è una trasformazione abbastanza random e arbitraria che fa ancora più confusione coi livelli di potenza (come se in Dragon Ball Super non fossero già abbastanza incasinati), tanto che nel manga non è nemmeno presente. Però, accantonando per un momento la puntigliosità da nerd sudaticci, è figa. Suvvia, quando Trunks si incazza come una bestia, si trasforma e inizia a dare schiaffi a Zamasu e Black per consentire a Goku e suo padre di tornare nel passato ed elaborare un piano è un momento piuttosto esaltante.
Cosa figa #3: KaioTube. Ok, è una cazzata. Però mi ha fatto ridere.
Cosa figa #4: la Mafuba. Certo, è una cosa un po’ fine a se stessa. Nel senso che alla fine il tentativo di imprigionare Zamasu con questa tecnica si risolve con un pugno di mosche. Tuttavia il semplice fatto che abbiano deciso di richiamare in causa la Mafuba (Onda Sigillante, se preferite la versione del doppiaggio italiano) mi è piaciuto parecchio. Mi ha riportato alla mente i gloriosi tempi della saga di Al Satan, delle avventure rocambolesche di Goku da bambino e le atmosfere spensierate della prima serie, con tutto il carico di nostalgia canaglia annesso. Quindi si, un passaggio narrativo abbastanza inutile in sè e per sè ma che ha innescato una dolce discesa lungo i viali dei ricordi.
Cosa figa #5: Zamasu Fuso. La fusione tra Zamasu e Black Goku tramite gli orecchini Potara. E basta, non dovrebbe esserci bisogno di aggiungere altro. Se già presi separatamente i due villain facevano paura, una volta uniti in un unico essere dal potere sconfinato c’è solo da sfregarsi le mani in preda all’anticipazione per la potenza devastante che scatenerà sui nostri eroi. Poi il modo in cui si presenta, come un dio invincibile e immortale, con questa specie di aureola luminosa dietro la schiena e gli attacchi devastanti che fa piovere su tutto il campo di battaglia, ricorda tantissimo un classico cattivo da JRPG, tipo boss finale di Final Fantasy. In una parola: figo.

Cosa figa #6: il Galick Cannon padre-figlio. Forse sono io che mi faccio trasportare troppo ma vedere Trunks e Vegeta fianco a fianco che utilizzano simultaneamente la tecnica distintiva di quest’ultimo per contrastare Zamasu mi ha fatto emozionare. E’ un momento che sottolinea in maniera implicita il legame tra i due. Un legame profondo di rispetto reciproco (il fatto stesso che il ragazzo abbia fatto suo l’attacco solitamente utilizzato dal padre ne è una dimostrazione), rinsaldatosi proprio nel corso degli ultimi avvenimenti e che tuttavia non necessita di essere esplicitato a parole. E poi anche in questo caso fa il suo la componente nostalgica, dato che non può non riportare alla mente la scena della Kamehameha padre-figlio con cui Gohan aveva sconfitto Cell in Dragon Ball Z, altro momento particolarmente emozionante.
Cosa figa #7: Vegeth Super Sayian Blue. Oh, e arriviamo alla portata principale. Non riuscendo a contrastare il nemico, Goku e Vegeta decidono di fondersi a loro volta utilizzando i Potara e danno vita a quel figaccione della madonna di Vegeth. E quando entra in scena Vegeth non ce n’è per nessuno. Ogni altra cosa impallidisce di fronte alla figosità di Vegeth. Puoi essere figo quanto vuoi ma non sarai mai figo quanto Vegeth. E quando poi si trasforma in Super Sayian Blue diventando se possibile ancora più figo, un povero nerd quasi trentenne come me non può far altro che iniziare a scalciare per l’eccitazione e mettere per un attimo in dubbio la propria eterosessualità. Comunque ne segue un combattimento contro Fused Zamasu che fa ribaltare dalla sedia tanto è spettacolare e il cui unico difetto è la durata troppo irrisoria. E qui entra in gioco la cosa che ha fatto storcere il naso ai più: la retcon sulle regole del funzionamento dei Potara, laddove la fusione non è più irreversibile ma si scioglie dopo un’ora, anche prima se i soggetti consumano tutta l’energia. Questo però vale solo se ad utilizzare gli orecchini sono dei mortali, per gli esseri divini vale ancora la regola dell’irreversibilità. Ora, intendiamoci, di per sè io preferisco questo approccio, dato che l’impossibilità di scindersi una volta fusi era un’enorme limitazione alle possibilità di utilizzo del personaggio di Vegeth, mentre adesso questo vincolo è stato rimosso e virtualmente potremmo godere della sua figaggine ogni qual volta agli autori pungesse vaghezza di farlo saltar fuori. Da questo punto di vista, quindi, è stata una scelta positiva. Tuttavia è inutile negare che sia stata gestita un po’ col culo. Infatti viene buttata nella storia un po’ a caso, di punto in bianco e con una spiegazione convoluta che sa di convenienza, risultando alquanto posticcia e lasciando più che altro una sensazione di incoerenza rispetto a ciò che era stato stabilito precedentemente.
Cosa figa #8: la spada Genkidama. Uno dei momenti più esaltanti in assoluto, hands down. Non solo della saga in questione ma di tutto DBS fino ad ora. Trunks che convoglia su di sè l’energia di tutti gli esseri viventi rimasti, come per creare la Genkidama, e la incanala nella sua spada, per poi lanciarsi all’attacco di Zamasu, infrangendo la sua lama di energia e tagliandolo a metà. Il tutto proferendo un epico discorso sulla forza di volontà dei mortali. Una scena che emana figaggine da ogni frame. Il perfetto zenit di uno scontro costantemente in crescendo.
Cosa figa #9: Infinite Zamasu. La forma finale del cattivone, venutasi a creare dopo l’apparente sconfitta per mano di Trunks. E ho trovato molto figa l’idea di questa forma incorporea, che trascende il piano fisico e minaccia di estendersi per tutto il creato, attraverso sia lo spazio che il tempo, inghiottendo ogni cosa nella sua oscurità. Un concetto che fa paura, a pensarci. Perchè un conto è avere un corpo fisico da prendere a pugni, un altro è doversela vedere con un’entità immateriale che si estende potenzialmente all’infinito, contro la quale a nulla valgono gli sforzi di recarle danno. Tra l’altro, continuando coi parallelismi con cattivi di JRPG, visivamente questa forma finale di Zamasu mi ha ricordato tantissimo Giygas, il boss finale di Earthbound. Non sono proprio identici ma come idea alla base, con tutti questi volti che si estendono all’infinito, me l’ha fatto subito venire in mente.

E questo ci porta al finale. Oh, il finale. Cosa si può dire del finale di questa saga? Che è una patacca. Eh, mi dispiace, non ci si può girare attorno. La conclusione è una roba parecchio deludente. La motivazione è quella che avevo accennato all’inizio: un deus ex machina. Goku utilizza il pulsante datogli da Zeno per chiamarlo, lui disintegra Zamasu e l’intero universo, Goku e compagni riescono a tornare nel passato con la macchina del tempo e bon, finito, addio e grazie per tutto il pesce. Non ci vuole un espertone di storytelling per capire che, dopo il climax assurdo che erano riusciti a costruire nel corso dell’arco narrativo e soprattutto nelle ultime puntate, una cosa del genere è una delle soluzioni più pigre, più artefatte, più anticlimatiche che potessero mai inventarsi. Un finale talmente banale e rushato da lasciare uno sgradevole amaro in bocca. Anche il modo in cui Trunks reagisce all’evento mi è sembrato un pelo sbrigativo. Insomma, ha appena visto il proprio mondo venire completamente annichilito. Uno penserebbe che una cosa del genere lascerebbe una persona quantomeno scossa. Invece, appena tornato nel passato, è di nuovo tutto bello sorridente e sembra essersene già dimenticato.
Comunque è finita, il cattivo è sconfitto, sono tutti felici ed è ora dei saluti, prima che Trunks e la Mai adulta riprendano la macchina del tempo per andare nel futuro di quella linea temporale. Qui spicca di nuovo Vegeta che per congedarsi dal figlio e dimostrargli l’affetto che prova nei suoi confronti, cosa fa? Gli tira un pugno che il ragazzo para. E bon, nessun bisogno di parole. Vegeta sempre il numero 1.

Venendo a qualche considerazione di carattere più tecnico, lo story arc in questione può vantare un netto miglioramento nella qualità delle animazioni. A dire il vero, già la precedente saga, quella del torneo tra il sesto e il settimo universo, faceva una discreta figura in tal senso, almeno rispetto alle prime puntate della serie, tristemente celebri per i suoi picchi negativi nella qualità dei disegni. In questo caso comunque lo scarto è ancora più evidente e basta osservare le numerose scene di combattimento per rendersi conto dell’improvement del comparto animazioni, tanto per quanto riguarda la fluidità che per la realizzazione dei disegni stessi.
Anche le musiche non sono niente male, orecchiabili e veicolano efficacemente il mood che di volta in volta le varie scene cercano di evocare.
Infine il doppiaggio italiano è come sempre di pregevole fattura. Vale la pena soffermarsi in particolare sul ritorno di Simone D’Andrea come voce di Trunks adulto, che sfoggia una voce leggermente più matura e profonda rispetto ai tempi di DBZ ma che comunque si riconferma semplicemente perfetto anche dopo anni. Inoltre fa il suo debutto nel franchise Maurizio Merluzzo (che forse qualcuno conoscerà per via del suo canale YouTube), che doppia Zamasu e si dimostra anch’egli molto efficace nel trasmettere la subdola malignità del personaggio, nonostante mostri qualche incertezza quando è chiamato a prodigarsi in urli prolungati.

Come sempre, in coda alla saga è presente una manciata di episodi filler, che hanno il solo scopo di fare da riempitivo prima del prossimo arco narrativo (dall’episodio 68 al 76) e come sempre li accennerò per dovere di cronaca ma non ci perderò troppo tempo.
In verità a ‘sto giro non è proprio tutta roba da buttare. Infatti dopo una puntata dove tutti litigano per i desideri da esprimere a Shenron che vabbè, un termometro senza mercurio ha un’utilità maggiore, ne seguono altre quattro invero abbastanza interessanti. Il crossover con Arale e quella sulla partita di baseball sono molto divertenti e riescono a intrattenere in modo leggero e genuino, mentre la doppietta di episodi con Hit mi ha colpito positivamente perchè non sembrano quasi neanche dei filler, tanto sono ben strutturati e data la portata del confronto tra Goku e l’assassino del sesto universo che mettono in scena. Tutto il resto invece è abbastanza dimenticabile. Le due puntate sul film di Great Saiyaman offrono qualche buona scena di combattimento e vedono il ritorno di Jaco, che è sempre un personaggio simpatico, però a livello di trama sono una roba alquanto insulsa. Idem per le due in cui Goku e Crilin tornano ad allenarsi insieme, potenzialmente interessanti per l’approfondimento psicologico di quest’ultimo ma che nel complesso non lasciano il segno.

E bon, ce l’abbiamo fatta, siamo arrivati alla fine di questa disamina. Ricapitolando, quella di Trunks del futuro è una saga sicuramente pregevole. Nonostante alcuni difetti, primo fra tutti una tendenza ad allungare il brodo a tratti snervante, risulta essere anche quella fino ad ora che preme maggiormente sul pedale della spettacolarità, riuscendo a regalare alcuni momenti davvero memorabili. Inoltre è da lodare il fatto che alla Toei si siano sforzati di offrire qualcosa di effettivamente nuovo, di originale all’interno del brand di Dragon Ball.
Chiuso questo capitolo, non ci resta ora che rimanere in attesa della prossima saga, quella della Sopravvivenza degli Universi e del Torneo del Potere, che a giudicare degli onnipresenti spoiler e dai giudizi di chi ha seguito la programmazione giapponese si direbbe ancora più spettacolare e figa. Non si sa ancora nulla di ufficiale in merito a quando Italia 1 abbia intenzione di iniziare a trasmetterla ma le ultime voci dicevano che il doppiaggio fosse in fase di realizzazione, quindi incrociando le dita non dovrebbe mancare molto. Ad ogni modo, sicuro come la morte e i saldi di primavera, io sarò sempre qui, pronto a recensirla con la perizia che mi contraddistingue. Probabilmente lascerò passare i soliti sette/otto mesi dalla messa in onda ma non soffermiamoci sui dettagli.

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